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Febbraio 2006 - Storia
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Una lapide a Buchenwald


Questo poster è stato realizzato dopo l'esperienza dei soci di “Conte Camillo”, vissuta l'estate scorsa, di “un viaggio nella e della memoria” che ha toccato, a 60 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, alcune città tedesche, Monaco, Norimberga, Berlino, Dresda per concludersi in Polonia, ad Auschwitz. Un viaggio che ha lasciato un segno forte nelle nostre menti e nei nostri cuori. Le montagne di oggetti appartenute ai deportati e conservati nel museo del campo, i documenti che hanno registrato ogni singolo movimento sono prove evidenti di quello che è successo. E poi, i lunghi viali delimitati dal filo spinato percorsi per chilometri in piena solitudine: lì il silenzio non è un obbligo ma una necessità per compensare l'immensa sofferenza di cui l'aria è pregna. Auschwitz è stato ieri ma purtroppo non abbiamo imparato da quella lezione: la storia recente ha dovuto registrare altre esperienze simili!
Questo è lo spirito che anima questa nostra iniziativa, lo stesso spirito per cui crediamo che la comunicazione non sia solo pubblicità ma debba anche essere strumento di riflessione e promozione sociale. 


Seguendo l'impulso insopprimibile alla testimonianza intorno alle tragiche esperienze del campo di sterminio di Auschwitz dove fu internato, Primo Levi così scrive nel suo libro del 1947 “Se questo è un uomo”:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore.
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli!

L'Olocausto è stato forse il più sconvolgente colpo mai inflitto in tutta la storia all'amor proprio dell'uomo civile. Alcuni però dubitano che questo sia accaduto. Dubitano che l'Olocausto sia un fatto storico. Certi “revisionisti” della storia pretendono che questi avvenimenti non si siano mai verificati. Sostengono che al massimo siano morte solo alcune migliaia di ebrei e che la maggioranza sia stata trasferita in altri Paesi. E' proprio di questi giorni la dichiarazione di un capo di Stato, quella del  presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che auspicando la cancellazione dello Stato d'Israele, scrive il suo nome tra quelli che negano la storia e parlano della Shoah come di mito o leggenda. “La menzogna di Auschwitz”: così viene comunemente chiamato il negare l'Olocausto. Auschwitz era l'abominevole campo di concentramento polacco dove i nazisti compirono stragi collettive con un milione e mezzo di morti. Secondo i mezzi di informazione della Germania Occidentale, alcuni estremisti di destra hanno tentato di nascondere questi avvenimenti o di negare che si siano mai verificati. Di fronte a queste pretese di confutare la storia, dopo 60 anni riecheggia in tutta la sua forza l'esortazione di Primo Levi di "ripeterlo ai nostri figli". Il giorno della memoria, il 27 Gennaio, è stato istituito proprio per questo: perché le nuove generazioni ricordino e non abbiano dubbi sulla storia della più grande tragedia che il mondo abbia mai conosciuto.          

I triangoli viola 

Recentemente si è cercato di rileggere anche le pagine "minori" e forse scomode della storia dell'Olocausto, quelle che non si riferiscono agli ebrei, ma ad altri che sono stati vittime del nazismo. In occasione di un Forum sull'Olocausto tenuto a Stoccolma, il primo ministro svedese auspicò l'apertura di tutti gli archivi del mondo per rendere pubblica la verità. "Informateci, ha detto, “sul genocidio dei Rom, sull'uccisione in massa dei disabili e sulla persecuzione e l'assassinio di omosessuali, dissidenti e Testimoni di Geova”. Il libro sull'Olocausto intitolato "Tell Ye Your Children" (Ditelo ai vostri figli) pubblicato dal governo svedese e distribuito gratuitamente in tutto il paese alle famiglie con bambini, faceva notare che i Testimoni di Geova "si rifiutavano di giurare fedeltà a Hitler e alla Germania nazista. Una resistenza simile è insolita, in quanto bastava che firmassero un documento dichiarando fedeltà allo Stato perché la persecuzione avesse fine; eppure pochi fecero questa scelta". Nel 1933 c'erano in Germania 25.000 Testimoni di Geova. Migliaia di loro furono tra i primi ad essere gettati nelle prigioni e nei campi nazisti. Circa 2.000 morirono di cui oltre 250 giustiziati.
Dalla sua costituzione, negli anni ‘70, il Museo di Buchenwald, nell'ex campo di concentramento nazista, non ha fatto menzione, per più di 30 anni, dei Bibelforscher o Testimoni di Geova la cui persecuzione iniziò nel 1933 e proseguì fino al 1945. Solo recentemente, una lapide è stata scoperta da Rikola Luttgenau, vice direttore della Fondazione che cura il Museo di Buchenwald. Sulla lapide bilingue tedesco-inglese è scritto: "A ricordo dei Testimoni di Geova che soffrirono e morirono qui, perseguitati per le loro credenze religiose". Dopo tanti anni di silenzio, la lapide colloca i prigionieri che portavano il triangolo viola, al giusto posto fra le vittime del regime nazista. Ricorda inoltre ai visitatori del campo la fermezza di questi cristiani duramente perseguitati. "La lapide", ha dichiarato Luttgenau, "indica che nella società odierna la sorte dei Testimoni è stata vista e riconosciuta". Sulla lapide è stato riportato un versetto della Bibbia, quello di Atti degli Apostoli 5:29 che dice: "Dobbiamo ubbidire a Dio anziché agli uomini". A questo fondamentale principio enunciato dagli apostoli 2000 anni fa davanti al Sinedrio di Gerusalemme, sono rimasti fermi e leali i Testimoni nei campi di sterminio nazisti.
Dopo 60 anni da quegli eventi, noi che "viviamo sicuri" (per citare ancora le parole di Primo Levi) "nelle nostre tiepide case, noi che troviamo tornando a casa il cibo caldo e visi amici", ci sentiamo in dovere di ricordare le vittime e i martiri dell'Olocausto: proprio come li ha visti lui, testimone oculare sopravvissuto ad Auschwitz.
Ricordiamolo noi e diciamolo ai nostri figli, perché non farlo significherebbe infliggere a queste vittime e martiri, l'ultima umiliazione: l'oblio.        

Vittorio Boiani

 


 
 
 
 
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