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Sportivi all'occhiello: i pattinatori (5)


Quinta puntata della storia del pattinaggio pesarese e fanese scritta da Massimo Ceresani. Questa volta vi presentiamo: Athos Tombari, Gaetano Ginepro, Duilio Benvenuti e Aldo Frulla.

ATHOS TOMBARI

Nato a Fano, ma poi trasferito a Pesaro dove contrasse il virus del pattinaggio su strada, Tombari fa parte del "gruppo trentini", del ferreo manipolo cioè della classe del '29-'30 (è nato nell'ottobre del '30) che portò i migliori risultati agonistici ai colori pesaresi. Assaggiò anch'egli i corridoi della GIL e si dilettò come tanti coetanei, nel periodo post-bellico, nella costruzione di monopattini e "carriolini" di legno con cuscinetti sballati per ruote. Gran gioia gli arrivò con i primi pattini marcati "Gloria", pur se congegnati in maniera spaccascarpe. L'entusiasmo di quei primordi lo fecero affacciare alle prime garette locali, ma la prima gara vera l'assaggiò a Taranto (1947): un viaggio di due giorni, con la ferrovia adriatica ancora interrotta e con coincidenze via Terni e Roma, naturalmente in vagoni merci.
Fu in quell'occasione che nella stazione di Terni, con le stesse esigenze di viaggio, nella stessa attesa di un "merci", incontrò il campione di ciclismo su pista, futuro iridato, Antonio Maspes. Già da quegli inizi (suo un primo tesserino di socio fondatore) il giovane Tombari ripartiva la passione rotellistica tra la strada e l'hockey appena nato; da normale squattrinato si comprò, come gli altri, con stirati risparmi il bastone ricurvo, mentre parastinchi e ginocchiere venivano improvvisati artigianalmente. Una per tutte: nella prima storica gara hockeystica di Modena i rabberciati pesaresi elemosinarono a prestito dalle squadre locali il materiale per poter giocare.
Ai campionati italiani di Pescara nel '48 vinse con Gelsi l'americana a coppie; sempre in un'americana a coppie vinse con Morganti anche a Fano. Furono tre anni intensi per gare fatte un po' ovunque (Bologna, Ferrara, Modena, Ravenna, ecc.); anni in cui il quintetto dei big pesaresi (Amori, Gelsi, Olmeda, Vichi e lui) veniva invitato puntualmente dagli organizzatori, nel rispetto del loro punteggio di merito. Nel '49 fu tra gli organizzatori dei campionati italiani 2ª categoria, svolti in Via XI febbraio. Centrò vari titoli provinciali e regionali sia su pista, sia su strada, senza manifeste preferenze per certe distanze, data la sua ecletticità.
Aveva intrapreso gli studi artistici (settore ceramica) a Pesaro e Urbino (qui aveva poi aperto una bottega-studio di ceramica, continuando a praticare pattinaggio con Sgarzini fino a Borzaga); praticamente nell'età migliore, dal 1950, dovette smettere le gare, per il perfezionamento degli studi (Faenza e Roma), per il servizio militare e per esigenze di lavoro. Dal '55 al '68 fu insegnante in Sicilia (Caltagirone), dove provò a spolverare per strada i suoi pattini: fu quasi subito consigliato di smetterla poiché in loco "la cosa poteva essere disdicevole per la figura di un insegnante.". Dal '68 al '70 da insegnante riuscì a pattinare sulla pista del Mare a Reggio Calabria. Nel '73, anno di crisi energetica, preside a Porto S. Giorgio, indusse colleghi ed amici a praticare con lui pattinaggio sulla nazionale Adriatica.
Ora Athos Tombari, preside in pensione, attraversa un delicato momento post-operatorio (intervento cardiaco), ma c'è da scommettere che risorgerà brillantemente, aiutato dall'immagine e dall'idea di sé scolpite indelebilmente dalla sua perenne pratica rotellistica; un altro stimolo inoltre gli darà carica psicologica: il pensiero di avere sempre pronti all'uso, lì, nel bagagliaio della sua auto, i suoi vecchi pattini ad otto ruote.

GAETANO GINEPRO

Nato nel novembre del '30 a Massino Visconti (Novara), ma pesarese dall'età di 5 anni, Ginepro cominciò a…peccare di pattini a 8 anni sulla scia dei più grandi Boiani, Cocco, Federici, Ottaviani in Viale della Repubblica. Ricorda i ritrovi presso la palestra Carducci che diventava stracolma in caso di maltempo; ricorda le lunghe uscite coi sacchi a tracolla per le merende in compagnia di Amori, Manzoni, Morganti, Boattini e di molte pattinatrici (Cermatori, Arduini L., Pozzi G., Giorgelé L.) e la sua caduta col sacco in un fosso. Partecipò a moltissime gare, solo però in ambito regionale, ottenendo onorevoli piazzamenti; smise a 20 anni, quando ancora avrebbe potuto dare molto a se stesso. Fu poi tentato da un amore nuovo: lo sci-alpinismo; fino a partecipare ad un'edizione del Campionato del Mondo a Cervinia (Trofeo “Mezzalama”, nel '52).
Grosso merito ebbe nell'aver insegnato pattinaggio ed il gusto dello sport ai figli (che poi praticarono pentathlon e triathlon). Fu ritentato dai pattini nei primi anni '70; ma era un'esperienza nuova in quella gara a Monte Petrano con pattini speciali: quelli da discesa su erba. Rimase solo un flash. Ma gli rimase l'amore per l'escursionismo alpino: vanta ascensioni sul Monte Bianco, sul Cervino e sulle Dolomiti.
Attualmente, subentrato ad Amori, è presidente del locale Skating Club “Xanitalia”.

DUILIO BENVENUTI

Negli anni del dopoguerra, abitando vicino alla Liscia, il ragazzino Benvenuti si vedeva spesso sfrecciare davanti il gruppo degli esuberanti con le ali (con le rotelle ) ai piedi capeggiati dagli storici Amadori e Nicolini, a volte anche di sera con la strada al buio. Istintiva fu l'emulazione, ma non fu facile, data la modesta condizione economica della famiglia (il babbo commerciante di pesce); così Duilio cominciò con grezzi pattini a ruote di ferro e con assidue visite agli allenamenti dei big in Piazza delle Erbe. I fratelli Del Monte si decisero a regalargli un magnifico paio di “Boiani”; così fu del Club ("Circolo Pattinatori Fano") e battezzò subito quel regalo nella fase regionale in Piazza Erbe col titolo marchigiano allievi, non ancora quattordicenne (era nato nel 1936). Cominciarono frequenti le spese: le prime trasferte, le mute di ruote (a proposito, per le gare brevi si usavano ruote di tiglio, “usa e getta” e non del più costoso legno di carpino, sempre tornite da Gerboni) ed un minimo vestiario accettabile.
Più tardi, quando il gruppo confluì nel C.S.I., ogni tanto ci sarebbe stata la “man santa” del presidente tutto cuore Roberti a incoraggiare gli squattrinati. Intanto Virgilio Ferranti, oltre a sbavare su rotelle sulla scia dei più esuberanti, fungeva da dirigente e si era ammanicato in Federazione a Bologna dove frequentava l'università; fu molto utile così sia ai compagni, sia alla Società per l'assegnazione di alcune gare. Ed intanto Benvenuti cresceva e… vinceva, prendendo sulle sue spalle l'eredità agonistica dei “fari” Del Monte e Rondina.
La palestra consueta era la strada, ma col freddo tutta la gioventù fanese “rotellata” si stipava dentro la pur fredda palestra “Venturini” per la disperazione del bidello Broccoli. Con le sue lunghe leve il longilineo Duilio era adatto alle gare lunghe ed in rettilineo, ma la palestra Venturini e Piazza Erbe gli avevano sviluppato impensabili doti di scatto ed agilità, messe poi a frutto in tante gare di piazze. I suoi risultati sortirono inevitabilmente valenti emuli fanesi, ma fu un peccato che quella nuova generazione del pattinaggio divenne l'ultima.
Su strada e su pista in gare regionali Benvenuti vinse tutto; dalla categoria Allievi scalò a suon di punteggi le tre categorie esistenti, fino alla 1ª categoria, gareggiando nelle località più ambite dalla élite nazionale: Venezia Lido, Ferrara (Piazza Ariostea), Genova (Lido di Albaro), Bologna (Giardini Margherita), Milano, ecc. Finché una sera in una gara in Viale Cairoli sbagliò a calzare dei pattini nuovi ed un certo Frulla gli balzò davanti.
Cominciò ad assaggiare anche l'hockey a rotelle per un paio d'anni in parallelo con le corse su strada e su pista, ma la nuova disciplina morì quasi subito (al contrario di Pesaro) con la partenza da Fano di Frulla, di Vittorio Del Monte e sua. Chiuse di fatto la carriera rotellistica con un suo piazzamento ai Campionati italiani di velocità di 1ª categoria a San Benedetto del Tronto (nel '56). L'Accademia Militare pretendeva una frequenza a tempo pieno. Merita rimpianto, ma anche lode il titolo nazionale perso d'un soffio in coppia con Frulla nell'Americana a l'Aquila nel '55. Un sicuro compenso ai rimpianti sportivi Benvenuti lo trovò nella carriera militare dove, granatiere e comandante di brigata meccanizzata, arrivò al grado di Generale di Divisione.

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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