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La paura dello specchio
I consigli del medico estetico
Oilmè, oilmè, ch'i son tradito
da' giorni mie' fugaci e dallo specchio
che ‘l ver dice a ciascun che fisso ‘l guarda!

Michelangelo, Rime

Chi si mette a dieta lo fa o per la salute o per la bellezza, oppure per tutt'e due i motivi. Non necessariamente solo le donne vogliono dimagrire per essere più belle, mentre gli uomini lo fanno perché hanno la pressione alta o il diabete. Le motivazioni sono sempre complesse e, spesso, intricate. Oggi, per i tanti motivi ai quali si è già accennato nei precedenti articoli, i modelli fisici che sono proposti dai mass media e dalla pubblicità, sono quelli di una donna longilinea, con gambe lunghe, seni e natiche sodi e cosce senza un filo di cellulite. Più questi modelli sono lontani dalla realtà più paiono ambiti da ragazze giovani, ma anche da “donne in carriera” più mature, che sono disposte ad interventi persino cruenti pur di assomigliare alle immagini dei loro sogni. Non per niente la domanda di chirurgia plastica o “estetica” è crescente nei Paesi ricchi, ma anche nelle classi agiate (e forse poco mature e poco sicure di sé) di alcuni Paesi sottosviluppati, come il Brasile o l'Argentina, che ben altri problemi economici e sociali hanno da affrontare.
Anche gli uomini non si sottraggono a queste chimere e odiano in particolare la “pancetta”, la perdita dei capelli o le scarse masse muscolari. Purtroppo, avere un fisico aitante è in parte un dono di natura (dipende cioè dai genitori che non ci possiamo scegliere); in parte dipende dalle abitudini di vita, dall'alimentazione e dagli sport praticati nell'adolescenza. Ritrovare l'aspetto fisico dell'attore di successo, se non lo si è posseduto neppure a vent'anni, non è un obiettivo ragionevole. Viceversa l'obiettivo del medico dietologo, più ancora che far dimagrire, è quello di aiutare ad essere sani, felici, soddisfatti di sé e consapevoli di avere sviluppato al meglio le proprie potenzialità.
Un tempo le mamme, per non alimentare la vanità delle figlie, dicevano “Non guardarti troppo allo specchio, che vedrai il diavolo”. In realtà chi deve dimagrire deve anche imparare a guardarsi nello specchio, non solo per controllare se l'aspetto esteriore (i capelli, la cravatta, il rossetto, l'abbinamento dei vestiti) è in ordine, ma soprattutto per imparare a prendere coscienza di tutte le parti del proprio corpo. Il bambino ha la consapevolezza completa del proprio corpo fisico dopo i 7-8 anni e l'immagine del corpo è in continua evoluzione per tutta la vita. Ma non è quella che ci riflette lo specchio, come una fotografia, ma quella che vediamo noi, filtrata e ritoccata dalla nostra mente, fatta dei vissuti dell'infanzia, dei tabù, dei complessi e dei sensi di colpa. Un'educazione “spiritualista”, tipica della cultura europea, ha sempre visto male il corpo e le sue esigenze. Gusto di mangiare, sessualità, piacere che i muscoli ti seguano in un'impresa sportiva, che la tua pelle o il tuo viso assomiglino a una Venere rinascimentale (tutte aspirazioni che in certe culture del passato o del presente, possono cadere in eccessi negativi) nella tradizione occidentale sono stati puniti come cose indegne dell'uomo, animalesche piuttosto, da cacciare dalla mente come “cattivi pensieri”. Ciò contribuisce al conflitto “anima-corpo”. Abbiamo facilità a guardare il nostro viso, le mani o le braccia, parti più nobili o neutrali, mentre guardiamo con più difficoltà le parti “vergognose”: ventre, natiche, genitali, e magari non possediamo neppure uno specchio adatto, a tutto campo. Eppure oggi le occasioni per vivere seminudi e per confrontarci con il corpo degli altri sono numerose in spiaggia, in piscina, in palestra; e allora, se non si è costruito un buon rapporto con la propria “immagine corporea”, non mancheranno le occasioni di sofferenza. Riuscire a entrare in familiarità con il proprio corpo, imparare ad accettare la propria immagine, bella o meno bella che sia, capire le inevitabili modifiche peggiorative che età o malattie gli inferiranno, è importante per non restare vittime degli stereotipi sociali, cioè delle mode e dei miti del nostro tempo consumista ed edonista.
Le “ragazze copertina”, le pin up che i militari appendevano nelle camerate, le indossatrici sempre più alte e sempre più magre, le dive della TV o del cinema, negli ultimi cinquant'anni hanno costituito il cliché femminile a cui ispirarsi per essere belle. Le top model californiane o australiane, che prevalgono nei rotocalchi di oggi e alimentano i sogni proibiti dei giovani maschi (per fortuna resta uno “zoccolo duro” al quale piacciono ancora le “maggiorate”!), hanno fianchi stretti e spalle larghe, sono un po' androgine, un po' extraterrestri, senza sesso, angeli con il conto in banca e l'ambizione ossessiva ad occupare le prime pagine dei settimanali. Gli uomini invece, da uno stereotipo di maschio virile, in certi anni persino ipermuscoloso (da Steve Reeves a Schwarzenegger) o comunque “duro e avventuriero” (James Bond, Clint Eastwood, Indiana Jones), sono in buona parte passati a modelli glabri (la depilazione definitiva tra i maschi è sempre più richiesta), delicati ed emotivi quasi come fanciulle, tanto che le differenze psichiche e fisiche tra i due sessi si fanno sempre più evanescenti.
A prescindere dall'evoluzione dei modelli, ciò che resta sono i modelli. Lo specchio ci rimanda un'immagine che confrontiamo con il modello di bellezza che abbiamo in testa e che nel 99% dei casi ci deluderà e ci farà soffrire. Non rimangono allora che due strade, da percorrere contemporaneamente:
- migliorare il proprio corpo con una dieta e con una serie di cure estetiche;
- correggere il modello, adattandolo alle nostre possibilità.
La natura presenta un'ampia variabilità: altezza, colore della pelle e dei capelli, forma del naso o degli occhi e così via, sono in ognuno diversi. Non è possibile indicare canoni ideali, regole fisse della bellezza, come pretesero i Greci per le loro statue (ma erano quasi sempre rappresentazioni di dei o di eroi, non di comuni mortali!).
L'importante non è essere belli o meno belli, ma sentirsi bene nel proprio corpo, sentirlo vivere, gioire, soffrire, amare, e nel provare il piacere di migliorarlo e di “tenerlo bene”, come facciamo, magari con più impegno, con la nostra auto nuova.

Luciano Baffioni Venturi


 
 
 
 
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