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Febbraio 2002 / Opinioni e Commenti
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Il pacifismo di Jovanotti
Commento al vetriolo di un ufficiale italiano
Pensavo di averle viste e sentite tutte, ma il “Jovanotti Tour” ritengo abbia passato tutti i limiti! Si può, in nome della libertà di espressione, essere tanto falsi, ipocriti e spudorati? Mi riferisco a tutte quelle oscenità che il signor Cherubini va dicendo in giro per le televisioni italiane. Non mi riferisco solo a quel meraviglioso esempio di stile, classe e signorilità che è la frase del suo ultimo prodotto musicale (?), ove sostiene che la Fallaci è a favore della guerra perché le ricorda quando era giovane e bella: dimenticando il rispetto che dovrebbe portare ad una tale donna che è stata staffetta partigiana; che ha scritto contro la guerra nel Vietnam stando a Saigon; che ha definito regime fascista il governo del Vietnam del Nord stando ad Hanoi; che ha attaccato il regime cinese parlando all'Università di Pechino; che è stata in Libano da dove ha partorito “Insciallah”; che è stata ferita in Messico durante la rivolta del '68; che si è spupazzata la Guerra del Golfo nella quale, probabilmente, si è ammalata di cancro (e mi fermo qui…).
Mi riferisco soprattutto alle frasi da lui messe nei suoi rap: intanto, giusto per chiarirci meglio, vorrei ricordare che Jovanotti nasce, professionalmente parlando, come prodotto delle televisioni di Berlusconi con canzoni quali “Gimme five”. A quel tempo, il Nostro era considerato da una certa parte politica l'esempio vivente del “nulla” musicale. Poi, folgorato sulla via di Damasco, ha rinnegato Canale 5 ed è diventato il paladino di coloro che la schifavano. Certo, uno può anche cambiare idea, ma dovrebbe comunque averne almeno una, di idea… E il buon Lorenzo di idee parrebbe averne poche ma ben confuse. In questi giorni, non ha fatto altro che ripetere in TV che la guerra non serve, che si deve cercare il dialogo e che in guerra muoiono per lo più innocenti. Belle parole. Peccato che non abbia capito che il dialogo bisogna essere in due a volerlo, mentre la guerra può scaturire dalla volontà di uno solo. In Kosovo e in Bosnia ho potuto vedere il risultato di anni ed anni di discussioni e di mancanza di fatti. Churchill sosteneva che “a cercare la pace a prezzo dell'onore, ci si ritrova a fare la guerra col disonore sulle spalle”. Se uno vuole fare la guerra a tutti i costi, la farà; e più si cerca di rimandare lo scontro, più ci si ritrova a dover recuperare. Anche nei Balcani era evidente che la Serbia voleva mantenere il controllo di tutta la Jugoslavia, e ci si è ritrovati ad intervenire dopo anni ed anni di morti e distruzioni. L'unica alternativa alla guerra era costringere Croazia, Slovenia e Bosnia a non dichiararsi indipendenti. Avallare, cioè, i desiderata della Serbia. Ma era giusta una cosa simile? Non era darla vinta ai più prepotenti? Quando non ci sono margini di trattativa, la discussione è inutile.
Ma la cosa per me ancora più grave è che in un suo precedente lavoro, Jovanotti dice che lui vorrebbe un mondo trasversale che va da Che Guevara a Madre Teresa. Ma allora il Sublime oltre alla Fallaci non ha letto neanche il Che! Se lo avesse fatto, leggendo, per esempio, il suo “Diario della rivoluzione cubana” avrebbe scoperto (orrore!) che il Che ha liberato Cuba con una …guerra e per giunta civile (ma può essere civile, una guerra?) e che, durante questa guerra, il Comandante ha anche raso al suolo un villaggio che non si piegava al saccheggio, sterminando donne e bambini. Ma il Che giustifica l'atto, poiché lui portava la libertà. Leggendo una delle innumerevoli biografie sul signor Ernesto Guevara, avrebbe scoperto, inoltre, che è stato ucciso in Bolivia durante la guerra civile (aridaje!) che lui combatteva col beneplacito del Lider Maximo Fidel Castro. E se avesse letto… ma mi viene un dubbio: il signor Lorenzo Cherubini avrà mai letto qualcosa in vita sua?
Lungi da me fare l'elogio della guerra (non fosse altro perché non dico che sarei il primo a dover partire, ma fra i secondi o al massimo i terzi, mi beccherebbero di sicuro…), però con le sole discussioni non mi risulta che si sia mai sortito niente e, inoltre, non mi pare che le Twin Towers siano crollate sotto il peso delle parole di Bin Laden… Non mi interessa neanche sapere se ci poteva essere una pur recondita ragione che potesse legittimare un'azione come quella dell'11 settembre: se Jovanotti sostiene che quell'atto non è stato una dichiarazione di guerra, allora non so più cosa si possa pensare di lui. Resta il fatto che in Afghanistan ora c'è un po' più di libertà e, purtroppo, ancora una volta lo dobbiamo ad una guerra. Al posto di andare in televisione ogni due minuti a propagandare il suo disco (dei cui profitti ben il 20% andrà a “Emergency”! E il restante 80% a chi andrà?), alzasse i tacchi e andasse a chiedere ai bambini afgani se sono più felici ora a giocare o se preferivano essere costretti ad imparare a memoria i passi del Corano castrando la loro voglia di vivere; e andasse a chiedere alla donne afgane se preferiscono avere questa poca libertà o se stavano meglio prima; e chiedesse a loro se la guerra ha mai risolto niente. A me i Kosovari ed i Bosniaci hanno detto che ci siamo mossi troppo tardi: se avessero dovuto aspettare il signor Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, mi sa che starebbero ancora lì ad attendere. Però sai quanti bei dischi che avrebbe potuto incidere, per aiutarli!

Mario Orlando


 
 
 
 
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