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Febbraio 2002 / Lettere e Arti
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Moni Ovadia e la cultura yiddish

Nel 1941, in un villaggio dell'Europa dell'Est abitato per la massima parte da ebrei, gli abitanti giocarono ai nazisti uno scherzo ai limiti della follia. Al fine di evitare uccisioni e deportazioni organizzarono un treno di falsi deportati nel quale, loro stessi, diventarono deportati, macchinisti, soldati e ufficiali nazisti; riuscendo, con questo abilissimo e singolare stratagemma a superare le linee tedesche e raggiungere la salvezza. Da questo episodio il regista Radu Mihaileanu trasse l'ispirazione per un film delizioso “Train de vie” (un treno per vivere). Ad orchestrare i serrati dialoghi venne chiamato un artista di prodigiose qualità ironiche: Moni Ovadia.
Questa premessa era necessaria per porre l'accento su un personaggio che con il passare del tempo ha raggiunto una vastissima e meritata popolarità. L'ultima volta che l'abbiamo incontrato è stato in occasione del suo spettacolo a “Sipario d'Estate”: un percorso tra gli artifici dell'uomo e gli scenari della natura nella provincia di Pesaro e Urbino, tra rocche, torri e castelli che ha rappresentato un progetto di intriganti “contaminazioni culturali”. In una memorabile sera d'estate nella spianata del Castello di Gradara, davanti ad un foltissimo pubblico, Moni Ovadia ha riproposto le sue melodie e i suoi aneddoti.
L'artista, nato nel piccolo centro di Plovdiv in Bulgaria da una famiglia ebraica di origini sefardite, ebbe l'intuito di fondare la compagnia dei musicisti attori denominata “Theater – Orchestra”, compagnia che ha messo in scena numerosi spettacoli di successo incentrati sulla cultura yiddish, con lo scopo di valorizzare quello straripante repertorio al quale hanno attinto noti comici come Groucho Marx, Mel Brooks e soprattutto Woody Allen. Sicuramente merito di Moni Ovadia è stato quello di radunare in ogni occasione un grande pubblico raccontando, suonando e cantando, i suoi sofisticati aneddoti a base di umorismo yiddish e canti zingari, avvalendosi di pochi ma sapientissimi musici che hanno saputo elaborare motivi della musica Kletzmer.
Il patrimonio di questo straordinario istrione è vastissimo e potremo dire che va dalla storiella al motto di spirito, al calambeur per sottolineare la voce di un popolo che ha saputo accumulare tesori di arguzia e forse di irriverenza verso il potere e le debolezze avvalendosi di un linguaggio universale come l'oralità e il canto. Ore di spettacolo che non deludono mai in quanto Moni Ovadia sa calibrare i propri mezzi scenici in modo inatteso e paradossale coinvolgendo lo spettatore, fino al liberatorio scroscio di risa, con un repertorio di storielle ebraiche e una inesauribile miniera di intelligenti battute teneramente indulgenti o caustiche e impietose. Un autentico artista.
Luigi Ferraro


 
 
 
 
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