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Fano tra poesia e storia: Messaggi carnevaleschi

…"Il Carnevale, vestiamolo pure come ci pare, o da Arlecchino, o da Pulcinella, o da Gianduia, o da Rogantino, porta la voglia di divertirsi, e questa voglia è così prepotente, che quasi si trasforma in bisogno, il quale poi si manifesta con tutte quelle possibili pazzie che hanno reso celebri il Carnevalone, le Cavalchine, i Pegni al Monte e le perigliose scappate dei figli di famiglia…". Così recitava, nel 1872, il programma del Carnevale di Fano nel manifesto ufficiale della Società della Fortuna per i Divertimenti Carnevaleschi.

L'antica saggezza romana consigliava: "Semel in anno licet insanire" (Una volta all'anno è permesso fare pazzie) e Fano, fedele alle sue origini romane, ha forse da sempre concretamente interpretato questo detto con il suo magico Carnevale. Mi verrebbe la presunzione di correggere la frase latina così: "Semel in anno oportet insanire" (Una volta all'anno è necessario fare pazzie). Tanti lettori benpensanti, magari esterrefatti, mi faranno subito questa osservazione: "Ma che pazzie occorre fare se già viviamo in un mondo pieno di pazzie!". Non sono certo le pazzie cui assistiamo purtroppo ogni giorno: mi riferisco a quelle forme di trasgressione bonaria e allegra cui fa veramente bene sottomettersi almeno una volta all'anno.

E in questo senso ecco le sollecitazioni che la stessa Società della Fortuna lanciava al "colto e incolto popolo della Valle del Metauro" nel programma per il Carnevale del 1873: …"Se è vero, come nessuno crede, che tu possiedi un cuore che può palpitare una volta ogni anno; se è vero che hai una mente capace di comprendere che due e due fanno quattro; se hai un braccio per scagliare un pugno di breccia invece di una manciata di confetti; se hai una lagrima di coccodrillo da spargere sulla via delle tue avide grandezze; se hai una borsa od un taccuino ne' quali le mignatte dell'umanità abbiano lasciato una goccia di sangue giallo od un brano di carta straccia, leggi se sai leggere e sull'orlo di quella fonte, in faccia a quel formaggio d'Olanda, che dovrebbe rappresentare il mondo ai piedi della grande Dea (la dea Fortuna N.d.R.), rendile grazie per la degnazione che ha di mostrarsi a' tuoi occhi nel suo costume di confidenze, e giura di finire il Carnevale sgambato pel gran ballare, scorticato dalle unghie delle maschere, briachi morti, e senza un centesimo nel borsellino…".

La trasgressione bonaria e allegra è una terapia psicologica naturale, aiuta a scaricare le tensioni, a minimizzare, ad avvicinare il "colto all'incolto", ad essere più amici e solidali, a sentirsi più "nudi" nella società strutturata per ceto e per censo. Insomma a costruire un mondo più vivibile perché, come si desume dal programma del Carnevale del 1884: "I cosiddetti uomini seri porterebbero il disordine… a solo scopo di rappresaglia contro la gioventù ribelle a tutto ciò che sa di vecchiume!". E allora diciamolo pure: il Carnevale comunque andrà sarà sempre un successo!

Carneval… temp de magia!

El senti tl'aria, un nonsoché,
la voja de cantà, de rida,
de schersà…

Capirai sa sti bagìn…le guèr,
la viulensa, i delit, l'imigrasion…
sssé! E' tut aria de fa el pup!
Te levi d'i quajon!

El so, tut quest è vera,
è la forsa dla ragion…
mo tel cor c'è un'atmosfera nòva
che te met a dura prova:
è la piantina dl'umor bon
che se arnova,
necesaria per gì avanti
tra i guai dla vita
che, cum sai, èn tanti!
Per un con adès ho voja d'rida:
c'è n'aria sgarzulina
ch'apar me vòl intrida
che me boca pian pianin dentra la pèl
e ariva, tut d'un bot, de dentra ‘l cor…
E' Carneval!

Guasi guasi te dirò che hai ragion,
cu ce fai sa ‘n cervel sensa pasion?
Se invec de quatre c'fusa sol
una stagion, l'inverne,
la vita daver sarìa…un bèl turment!

E' Carneval, t'el digh de cor,
è un temp pin de magìa,
per un con, anca te,
lascia perda la ragion,
o cervel mia,
va' tla mischia, tle sfilat,
tra i curiandui, stel filant,
mette a fa quatre matat,
te fa ben… de tant in quant!

Rino Magnini

 

 

 


 
 
 
 
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