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  *

Pasqualon, poeta di Pesaro


Un monumento a Odoardo Giansanti, detto Pasqualon, poeta dialettale pesarese. L'iniziativa, sostenuta dalla firma di migliaia cittadini, è stata promossa da Giulio Cotignoli, Stefano Magi, Carlo Pagnini e Ivo Scherpiani, con il patrocinio del Comune di Pesaro, della Biblioteca Oliveriana, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e della Banca Popolare dell'Adriatico. Il Comitato si è costituito il 14 dicembre 1998 per raccogliere fondi per realizzare un monumento a Pasqualon. A questo scopo è stata aperta una sottoscrizione pubblica. I contributi possono essere versati sul conto corrente n. 20638 della Banca delle Marche; sul conto corrente n. 999 della Banca Popolare dell'Adriatico; sul conto corrente n. 03/81327 della Banca di Pesaro.

La statua a grandezza naturale del poeta sarà realizzata dall'artista pesarese Terenzio Pedini, maestro del ferro e dell'acciaio; il monumento sarà collocato nel giardino del convento di San Giovanni, dove sorgerà un centro di documentazione della cultura dialettale pesarese.

Un omaggio doveroso

Quando nell'ormai lontano 1993, in occasione del saggio di fine anno del corso di recitazione da me tenuto nel Teatro Accademia di Via Castelfidardo, proposi di erigere un monumento al poeta Odoardo Giansanti non credevo, con tutto il mio naturale ottimismo, che avrei ottenuto l'unanime ed entusiasta consenso dell'intera città. Quel mio, sia pur deciso e convinto, suggerimento dilagò in tutte le direzioni e in breve tempo migliaia di concittadini del grande Pasqualon firmarono senza indugio la loro adesione. Questa che si può definire esplosione di consensi, cancellò ogni mio dubbio ed ebbi la certezza di avere iniziato una giusta e doverosa campagna di riconoscenza verso un uomo-poeta che tanta gioia e tanta umanità ha elargito durante la sua lunga e tragica esistenza.

Nato nel 1852, morto nel 1932: 80 anni di cui 53 vissuti completamente cieco. Ne sono passati 66 dalla sua scomparsa e, anche se un numero esiguo di persone possono ancora dire di averlo conosciuto e di ricordarlo, di Pasqualon si sente parlare frequentemente come se fosse ancora in mezzo a noi, come se dovessimo improvvisamente incontrarlo in piazza o in un crocicchio della città… "C'è un pezz buff da div adess… Sa la vlè imparé a memoria, dem do sold ch'a v'dagh la storia". Ed è per questo che i pesaresi sono ben lieti di rendere omaggio al loro poeta, perché si sentono debitori nei suoi confronti e hanno espresso il desiderio di contribuire ciascuno anche soltanto con una piccola cifra alla realizzazione della scultura, che sarà collocata a perpetua memoria nel parco di San Giovanni nei pressi del San Benedetto per poter dire: "Un pezzetto di quella statua è stata fatta anche da me!".

Versiamo dunque tutti il nostro "soldo" per la realizzazione di quest'opera che, dovrà essere inaugurata entro quest'anno. Sarà una grande festa alla quale dovranno partecipare tutti. Per l'occasione sarà organizzato uno spettacolo, con la recitazione di poesie e sceneggiate di Pasqualon.

Giulio Cotignoli

C'è un pezz buff da div adess…

Con questo titolo è andato in scena Sabato 16 gennaio al Teatro Sperimentale uno spettacolo dedicato a Pasqualon. La realizzazione teatrale, divisa in due parti, ha visto principalmente impegnati Giulio Cotignoli nella prima parte e Carlo Pagnini nella seconda. Giulio Cotignoli, del quale a tutti è ben nota la bravura, ha soprattutto messo in risalto, con toni appassionati, la vicenda umana di Odoardo Giansanti. Una vita fatta di miseria e dolore e conclusa con il dramma della cecità, ma ciò nonostante tutta pervasa dalla gioia di un grande dono, quello della poesia, espressa nella lingua parlata dai suoi concittadini, il dialetto pesarese che ne faceva uno di loro, uno in mezzo a loro, per ridere insieme.

E in questa veste lo ha rievocato Carlo Pagnini, campione del dialetto, nella seconda parte dello spettacolo, con quella idea geniale di rivestire Pasqualon un po' alla volta recitando poesie (applauditissima quella "Abbasso i Critici") partendo dai semplici umili calzoni fino ad indossare la ormai nota "finanziera" nera, il cappello a cilindro ed infine il bastone, il compagno della sua cecità. Molta allegria, molte risate e molti lunghi applausi per tutti. L'incasso della serata era a favore di una erigenda statua, per la quale era stata già realizzata una raccolta di firme. La proposta di allora auspicava la collocazione della statua nel Piazzale Collenuccio, oggi si parla del giardino del convento di San Giovanni. E' ugualmente accettabile purché la statua si faccia e Pasqualon torni di nuovo in mezzo ai suoi amati pesaresi, quelli della Vecchia Pesaro che ne mantengono vivo il ricordo, e quelli giovani che non lo conoscono affatto.

Ed ora voglio aggiungere il mio personale ricordo che è veramente "personale". Difatti posso dire di aver conosciuto Pasqualon nei primissimi anni '30 (è morto nel 1932). Io ero in quinta elementare. Frequentavo la scuola di Piazza Del Monte ed ero alunna della famosa maestra Mazzoli (oggi c'è una strada a lei dedicata). Una maestra, per quei tempi, veramente all'avanguardia, che una mattina ci annunciò: "Bambine, domani vi porto all'Ospizio dei Vecchi, in Via Mazza, a vedere, a conoscere Pasqualon, il nostro grande poeta che ci reciterà qualche sua poesia in dialetto". L'indomani mattina eravamo all'Ospizio. Doveva essere primavera inoltrata perché ci portarono all'aperto, nel giardino dell'Ospizio sistemato con sedie ed un tavolo.

Vecchio, solo, cieco, (povero lo era sempre stato), Pasqualon si presentò a noi vestito di tutto punto, con la sua giubba nera, il cappello a cilindro, il bastone. Gli battemmo le mani. Sorridendo, anzi, ridendo, ci salutò con la mano poi ringraziando si sedette al tavolo. La maestra ci presentò, rispondendo poi alle sue domande in dialetto. Ad un certo punto della conversazione Pasqualon si alzò. In piedi risultava alto, imponente… Incominciò a declamare. Non ricordo con quale poesia ma ricordo bene…

"Sentì questa.
Una maténa
è success in t'na canténa…"

Era il "Dialogo fra l'acqua ed il vino": una delle sue poesie più belle, se non la più bella.

E' passato molto tempo da allora. Ma vi sono ricordi che non hanno tempo. Per me Pasqualon è tra questi, legato a quel giardino dell'Ospizio dei Vecchi in Via Mazza.

Guglielmina Cancelli

Bene Pasqualon: ma gli altri?

L'iniziativa di collocare una statua alla memoria di Odoardo Giansanti detto "Pasqualon" nel chiostro della chiesa di San Giovanni, mi trova pienamente consenziente, tant'è che da tempo ho anch'io aderito alla proposta. Tuttavia mi è sempre rimasto un dubbio: perché solo una statua ad Odoardo Giansanti? E gli altri benemeriti pesaresi da Lucio Accio a E.L. Morselli, da S. Cantarini a G.A. Lazzarini, da G. Perticari a T.M. Della Rovere a F. Mengaroni, ecc?

Tutti i nostri "grandi pesaresi" hanno i loro nomi nella toponomastica cittadina, nelle lapidi ricordo, con monumenti, intitolazioni di scuole, teatri, ecc.; così pure per il Giansanti. E allora perché non creare nel Chiostro di San Giovannni un "Pincio" con le "erme" di tanti nostri illustri concittadini? Se poi nel chiostro si potrà realizzare "un piccolo spazio per l'ascolto di letture poetiche e recitazioni" sarà gioia per gli ascoltatori ma anche compiacimento nel rivedere effigiati quei concittadini che hanno dato lustro e fama alla nostra Pesaro.

Antonio Nicòli

Da "La nuova Pesaro monumentale" (1910)

I discorr d'fè el monument
Dop dla mort, anca ma me
Mo s'i vléss propi ben fè
Questi amanti del progress
I avria da incomincè adess
A fè ‘l ben par sti budei,
Cum difati a forza d'dèj
Ma ‘l capocia i calc ti pid,
I quadrén par el condid,
Mèl ch' la vaga, a jò grancèdi,
Par la mnestra po' a j armèdi
Og sa quel ch'a m' dè vojatre
E l'onor… al dagh ma j atre!
Sóna pur, dop mort, le band
Tra le torc e le griland
Lettre d'or sora chi fioch
Mo a i acett méj quatre gnoch
Sa l' patèd da viv maqua,
Che cent lum quant a so' d'là!

Da "Il Poeta risorto" (1891)

Stè a sentì che bel mirecol:
Circa da quaranta secol
Che ste mond el fu creed,
Nisciun mort el s'è azarded
D'artornè sopra sta tera,
Ch'l'avess fatt anca cagnera.
…………………………………
For che me aiò avud coragg
D'artornè, dop fatt chel viagg!
…………………………………

La sua vita

  • Nasce il 18 settembre 1852.

  • Nel 1864 muore la madre. Aveva 12 anni.

  • Dopo innumerevoli e inenarrabili sofferenze perde totalmente la vista.

  • A 27 anni viene ricoverato in manicomio.

  • Si rompe una gamba e rimane sciancato.

  • Miseria totale. Vive di elemosine ma trova la forza di scrivere poesie per rallegrare i cittadini (e specialmente i poveri) che giornalmente gli allungano l'obolo per sfamarsi insieme a Michelina, la diletta compagna che gli si era affiancata per aiutarlo nel suo calvario.

  • 1909 si sposa con Michelina.

  • Muore il 21 settembre 1932, a 80 anni appena compiuti, nell'ospizio di Via Mazza.

Nella sua lunga vita, fatta di privazioni e di dolore aveva raggranellato soldo dopo soldo 3.000 lire. Nel suo testamento volle che il gruzzolo fosse devoluto a favore dell'ospizio che lo aveva ospitato nell'ultimo periodo della sua vita perché potesse concorrere ad alleviare le miserie e le sofferenze dei poveri.


 
 
 
 
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