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  *

Amilcare Zanella:
una vita per il Conservatorio

Febbraio 1999

Era giunto a Pesaro nel 1905, proveniente dalla direzione del Conservatorio di Parma, a 32 anni, e per ben 35 restò alla guida dell'allora Liceo musicale "Rossini". Questa la parabola didattica di Amilcare Zanella di cui quest'anno ricorre il cinquantenario dalla scomparsa. Si congedò dall'Istituto - come viene ricordato nel volume uscito per i 110 anni della scuola musicale pesarese - celebrato da pochi intimi e con qualche rincrescimento ("Io parto dal Conservatorio per la legge fatale del tempo", disse il 14 ottobre 1940, al suo commiato). La sua vita fu spesa soprattutto per l'insegnamento ("il mio mondo è tutto qui, tra gli alunni del mio liceo", ripeteva spesso), ma ampio spazio ebbe anche l'attività artistica. Il prestigio che lo accompagnava (compositore, concertatore, direttore d'orchestra, pianista) nonché la serenità del suo temperamento gli consentirono di superare a Pesaro le iniziali diffidenze e di conquistare simpatie. La città, all'inizio del secolo, viveva ancora nelle turbolenze che, nel 1902, portarono all'esonero di Pietro Mascagni dalla direzione dell'Istituto e la corrente avversa ai direttori "operisti" era forte. Tanto che ne fece le spese anche Ruggero Leoncavallo, allora offertosi, senza successo, di dirigere il Conservatorio.

* * *

Zanella ha sempre tenuto a sottolineare il livello di avanguardia che contraddistingueva (almeno nei primi due decenni) il "suo" Conservatorio e le sue iniziative. Tra le altre, la rinomata "scuola superiore di pianoforte per i compositori", da lui personalmente diretta, in felice sintonia con le volontà testamentarie di Rossini che nel canto e nella composizione aveva indicato le specificità che avrebbero dovuto caratterizzare la scuola eretta con i beni da lui lasciati al Comune. Sempre nel suo ultimo discorso Zanella volle rimarcare l'alta considerazione che, a suo parere, il Conservatorio godeva nei circoli artistici d'Europa e d'America, "come ne fanno fede - aggiungeva - i miei rapporti personali con i migliori artisti del mondo". Spetta ai critici darci un profilo dell'artista. Qui comunque va sottolineata quanto intensa sia stata la sua attività: l'orchestra, costituita da insegnanti e da allievi, quasi sempre in attività; prestigiosi saggi finali; concerti di presentazione dei nuovi docenti; allestimento di opere rossiniane negli anni bisestili, in cui taluno ha visto anticipazioni di ciò che poi è diventato il R.O.F.; costituzione del noto "Trio di Pesaro" (Zanella, pianoforte; Chiti, violino; Brunelli, violoncello).

A fronte della indubbia fama del suo direttore, negli anni Trenta qualche problema il Liceo musicale lo presentava, tanto da essere pure commissariato. Quelli - rileva Guglielmina Cancelli, che di Zanella fu allieva, in un simpatico "omaggio" editoriale ora dedicato al Maestro - furono anni di crisi, e non solo di natura economica. "L'avvento della radio, l'invenzione del grammofono e del disco, che portavano un facile e comodo ascolto nelle case... avevano prodotto un graduale impoverimento delle classi, la mancanza di iscrizioni. Non perché si amasse meno la musica o mancassero i talenti. Ma perché i giovani vedevano l'incertezza del lavoro e del loro avvenire". Qualche lodatore del tempo antico, considerando che nel frattempo si è aggiunta anche la TV, dovrebbe dedurre che il Conservatorio "Rossini" di oggi, tutto sommato, non se la cava poi male quanto a iscrizioni ed a rapporto con il pubblico.

* * *

Il passaggio dell'Istituto dal Comune allo Stato, così tristemente vissuto - anche ai giorni nostri - da alcuni ambienti, fu quindi una grazia più che una rapina. Chi si duole di quelle vicende, non tiene conto innanzitutto che, come per altri servizi, l'allargamento dell'intervento pubblico ha corrisposto all'esigenza di assicurare continuità e generalità all'istruzione musicale. Ma comunque già dal 1933 a Pesaro la prospettiva della statizzazione veniva concretamente coltivata. Nessuno poi mai rileva che il passaggio allo Stato non fu affare di retrobottega: fu anzi necessario l'intervento di una legge, con tanto d'esame da parte di Camera e Senato, per assicurare, nel 1939, questo sbocco al Conservatorio di Pesaro (insieme a quelli di Bolzano e Cagliari). Non risulta che tale legge sia stata contrastata né da parlamentari del tempo, né da correnti di pensiero. Anzi, scorrendo gli atti, se ne deduce il contrario. E la famosa "convenzione" tra Stato e realtà locali a cui si fa spesso riferimento, senza mai citare la legge, non è che il Regio Decreto del 1940, con cui venne data attuazione alla legge medesima per stabilire in quale misura gli enti locali dovessero contribuire al mantenimento della scuola pesarese. Chi si lagna deve avere le carte a posto, e offrire alternative. Fu purtroppo invece proprio il Comune di Pesaro, a più riprese, a "saccheggiare" le casse del Liceo musicale (che disponeva della "dote" lasciata da Rossini) "per impiantare l'acquedotto cittadino e per municipalizzare l'azienda gas", come ricorda Antonio Brancati.

Lo Stato certamente ha norme assurde che rendono problematica la gestione di un istituto artistico. Ma i guai veri del Conservatorio (anche oggi) ed i pericoli di "appiattimento" non stanno certo qui. Del resto, anche senza Stato, nel 1902 Mascagni fu addirittura costretto ad andarsene per scontri con i "burocrati" comunali. La città inoltre non può trascurare che dinanzi al dissesto finanziario dell'Istituto, fu l'intervento dello Stato a garantirne la sopravvivenza. Quanto a creatività, qualificazione e risultati della scuola, il problema è di mezzi, giacché anche adesso le potenzialità non mancano. E nessuno impedisce di aggiungere risorse al minimo che lo Stato assicura. Questo intervento del "privato" (ma anche delle entità pubbliche locali) di cui oggi tanto si parla, per Conservatori e Accademie è già potenzialmente praticabile dal 1963, quando una legge agile e innovativa riformò Conservatori e Accademie. Per cui il pericolo di appiattimento, più che effetto di statizzazione, è da porre in relazione al livello di attenzione e di generosità che la comunità locale mostra verso il suo Conservatorio. Forse il mite Zanella non s'impicciò troppo di queste faccende. Chi era con lui lo descrive in "silenziosa attesa" dinanzi al problema della statizzazione.

* * *

La lunga serie delle esibizioni artistiche esterne della direzione Zanella ebbe felice conclusione con un memorabile concerto nel giugno 1940 a Taranto dove il maestro era stato chiamato per celebrare il secondo centenario della nascita di Giovanni Paisiello. Le cronache del tempo dettero forte rilievo alla brillante interpretazione dell' "Orchestra del Conservatorio", nonché dei giovani cantanti... Mario Del Monaco e Mario Melani.

Zanella concluse i suoi giorni in condizioni di vita estremamente modeste. Ancor oggi si ricorda che talvolta veniva ospitato dai Cappuccini, e che per sostentarsi dovette vendere anche il suo pianoforte. Antonio Conti, presidente del Conservatorio nel dopoguerra, si adoperò per riportarlo alla direzione, rimasta vacante, anche "in ragione - scriveva al ministero - della estrema indigenza in cui vive ora il Maestro". Ma il tentativo non ebbe esito, e la direzione venne assunta nel 1947 da Alfano. Ai pesaresi Zanella non chiese mai nulla, se non, nel suo ultimo discorso, di essere ricordato. Ciò è già avvenuto in modo solenne nel 1963. Altre iniziative si sono succedute. Oggi il Conservatorio statale Rossini, per parte sua, ha già varato un programma (commisurato alle disponibilità di una scuola) di onoranze che prevedono studi sul personaggio e, come da progetto di Istituto (redatto sotto il coordinamento dell'attuale direttore Marco Giannotti), l'esecuzione di un concerto in suo onore, preceduto da una celebrazione liturgica in Cattedrale.

Giorgio Girelli
Presidente
Conservatorio statale "G. Rossini"


 
 
 
 
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