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Febbraio 1998 / TuttoFano
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‘I Mesi' di Fabio Tombari: Febbraio

Un fiore ghiacciato sulla pianta

Quando nevica nelle foreste di Shakespeare, mentre scola dai prosciutti il sale di Rabelais, allora che Dante si incendia. Così, fra il rovaio di fuori, la cucina pesante ed il fuoco, Febbraio ci trasporta nel mondo dei tragici. Più nessuna mediocrità, più nessuna frivolezza. Non è permesso fare dello spirito di fronte a una quercia nuda e stecchita come una vecchia di Dürer o al cospetto del proprio maiale che va alla morte. A quali tregende assurde assiste di notte la campagna spaurita? Non è forse con un colpo di tramontana come questo che Michelangelo ha mosso il Giudizio Universale?

Se il pensiero dell'inferno d'estate, sdraiati su una spiaggia elegante, ci può far ridere, ora ci turba come l'immagine dell'estrema vecchiezza e della terribilità divina che appare in tutte le cose. Perfino in cucina l'ardore di Kren Barbaforte rivela un'arsura di bolgia.

* * *

E' il mese in cui muoiono Buonarroti, Benvenuto Cellini, Giulio II, Riccardo Wagner. Inutilmente il Carnevale trarrà ancora per le strade la farsa d'un età dissepolta, trascinerà l'onta della parodia umana. Dietro a ogni bautta può celarsi un Doge, sotto le bubbole un paltoniere; ogni grassezza nasconde i setti peccati di Falstaff, ogni smorfia tradisce la maniera di Goya. A Parigi costuma ancora la calata de la Courtille come ai tempi di Villon, come ai tempi di Sparta il corteggio degli Iloti ubriachi. Ma a che pro?

Dopo il Carnevale, ogni maschera penderà dal chiodo dolorosa come la maschera di Beethoven.

* * *

Per i maomettani Febbraio è il mese della rilevazione del Corano, della scissione della Luna; per i giapponesi è il mese del cambio dei vestiti; per i veronesi, più solidi, il mese dei gnocchi. Col giorno delle Ceneri, la Chiesa si veste da penitente e il sacerdote indossa il color viola. E' il grande venerdì degli antichi divieti, ma è anche la vigilia d'una festa più grande che ha da venire; quando un pugno di cece riacquista quel valore che aveva nel campo sotto la volta di stelle. Gli stessi re di corona lo mettevano a bagno, di sera, con una piccola presa di cenere a renderlo cocivo. E alla mattina la regina, appena l'alba, lo poneva a bollire in pignatta di coccio con olio aglio e rosmarino. Poi con la corona in testa, intrideva la pasta con le uova e ne ritagliava i quadrelli da buttar giù col sal grosso all'ultimo bollore. Così a me piacciono i re. Perché la sovranità, come la grande arte, s'avvera solo nella semplicità più virtuosa. E a patto di rendere regale ciò che tocca.

* * *

E' in questo mese che nelle riserve si chiudono le battute ai cervi e ai daini. Fino al nuovo autunno la grossa selvaggina dei boschi di Mesola e di Turingia potrà pascolare, amarsi teneramente, rincorrersi fin sotto le case dei guardiani, procedere al galoppo a quattro per quattro lungo i vialoni del bosco. Fuori dalle selve, lontano, di là dai campi, e dai canali ghiacciati, sono le strade, le lunghe strade d'inverno sotto la bufera e il nevischio: le strade che congiungono carnevale e quaresima, Pomposa e l'Odeon, il silenzio campestre e le metropoli agitate dalle mille luci rigate di pioggia, dalle vetrine dei gioiellieri rilucenti di falsi ghiaccioli, dai treni che portano sulle vetture il bianco delle nevi lontane. Strade pesanti, nebbiose, strade solitarie lungo viali spogli, per sentieri fangosi.

* * *

Ma Febbraio è anche il mese della preparazione feconda, quando Dio attende in segreto al nuovo capolavoro. Grigia, grezza, simile a un ordito è la natura. Ogni albero palesa la crudezza d'una travatura, d'uno scheletro, ogni recesso una miseria, un trucco. Lo stesso alito degli uomini rivela un'anima fatta di fumo. Di fronte alla campagna spoglia, a quel mare nudo e spento, si prova la stessa fredda penosa sensazione che devono provare i pompieri, il portaceste a teatro nei giorni di prove. C'è tutto: manca la luce, il colore, il calore. Di sera, il Sole muore in cielo, avanti il tramonto, simile a un fiore ghiacciato sulla pianta. Soltanto allora comincia la vera vita dei gatti. Che gridio di notte e sui tetti per quell'inquilina! Loro così pacifici e sonnacchiosi, così amanti del caldo da raggomitolarsi fra la cenere fino a bruciacchiarsi la coda, non appena l'olio congela e scricchiola il fiume, eccoli tutti fuori pel ghiaccio a baruffarsi e arrotare i coltelli contro i pali degli alberi. E con loro i lupi, le volpi, puzzole, faine.

Poi tutto torna a morire, a insecchirsi scheletrico nel gelo. Un freddo, un grigiore. la solitudine della sera prende alla gola; le strade s'allungano all'infinito. Sperduti, perduti alla mercé d'un pianeta ribellatosi all'orbita, senza salvezza. Ma in fondo al cuore di tutte le creature, come quel lumino distante che trema alla marina, arde in segreto la speranza di Chi non ci abbandona neppure se abbandonato: quando la stessa morte apparirà come un'età della vita. Fra un mese o al più tardi fra due, una grande festa ripagherà questa vigilia, una gran luce si farà strada sul mondo. Quando la trama dell'ordito getterà i suoi germogli, i suoi fiori, i suoi tralci, e il vento che viene dai tesori di Dio rapirà in volo anche i Pesci.


 
 
 
 
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