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Febbraio 1998 / Lettere e Arti
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  *

Diario di una ragazza di città

Pretendevo di sapere già ciò che sarebbe stato. Facevo confusione tra futuro e passato. Credevo forse di essere una veggente, un mito, un eroe o forse Dio : Modello 999-507 prestabilito, ideato, costituito. Decisi i comportamenti, i gusti, gli interessi, gli amici, i principi e persino gli atteggiamenti. Qualcosa non era stato ben calcolato, infatti tra il ...506 e il ...508 c'è un salto non ben identificato. Nessuno ha mai avuto l'interesse ad indagare, solo il diretto interessato sa che quel progetto ... non è mai stato realizzato. Non sto facendo una critica alla società omologatrice, né all'uomo marionetta, non fraintendete. Sto parlando di una reale sofferenza, non sono ciò che dovevo e non lo accetto.

Fin quando ero bambina ho cercato di raggiungere quel prototipo, la mia perfezione passando da un eccesso all'altro. Diabolica fino a insquallidirmi, fino ad arrivare alla totale apatia\atarassia. Sentimentaloide fino a rincoglionirmi, perdendo veridicità, onestà, identità. Non potevo più riconoscermi e per l'insoddisfazione tornavo ad abbandonarmi ai sensi. Un momento riuscivo a vederne l'eternità, l'amore puro, l'amicizia vera; subito dopo comprendevo solo la caducità delle cose.

Ho viaggiato a lungo. Vent'anni e mi sento stanca, ma ho trovato la meta. L'origine della mia anomalia. Sono arrivata ...al centro di me stessa. L'errore sono io-Dio, l'antropocentrismo. Io creante e autocreata, io-Alice nel paese delle meraviglie che torna delusa dalla sua idea alla realtà. Ho seguito il primo coniglio bianco per raggiungere il suo mondo fantastico, ma non era per me. Il bianconiglio ero ancora io. Sono arrivata al centro, giù nel profondo trovando me, e il resto mi girava intorno. Comprendo le mie colpe e i continui fallimenti, ma è così difficile iniziare a cambiare quando non si sa da dove cominciare. Riparto dall'umiltà dal "sono solo un uomo", come una goccia debole che tra miliardi di compagne diventa mare affascinante e spaventoso. Cerco il mio posto in questo infinito oceano, ma i confini sono così labili e mobili! Mi fermo in un punto perché sto bene, ma dov'è la giustizia tra il non accontentarsi e il godere delle cose che si hanno?

Modello 999-507, idea fissa che porta alla follia, alla robotizzazione. Droga mentale. Ho deciso di smettere tante volte, ma come tutti i dipendenti ho bisogno di una comunità, di un aiuto. Affermare l'essenza nell'altro. Mi accontentavo di ruoli, riconoscimenti della società: scrittore, attore, brav'uomo, genio, artista. Avrei potuto vivere solo per questo e scordarmi il vero significato. Credevo fossi aquila e invece... non lo so. Gli uomini mettono sempre in ordine, pongono regole, relazioni, definizioni. E' il loro unico modo per possedere la realtà. Altrimenti si sentono deboli, in balia di ogni esperienza. Il pensiero è proprio saper ridurre il molteplice, economizzare, rendere tutto catalogabile e fruibile. Eliminare il mistero, lo sconosciuto, l'occulto per ritrovarsi padroni e sicuri di sé. Ridurre al minimo lo stupore.

Non voglio essere parte del reticolo mentale, ma del mondo in quanto caos affascinante e inconoscibile. A volte vorrei tornare bambina pura, altre scoprirmi intelligenza artificiale e perfetta, invece sono tra questi due fuochi e allo stesso tempo al di fuori. Esiste la verità ma noi possiamo solo filtrarla di colori. Sentirla senza poterla spiegare, trovarla e perderla continuamente. Il pensiero ne coglie solo dei particolari. Ora si apre a concepire la globalità. Ogni gesto lo confronto al senso, al dopo, alle culture del mondo. Ciò che non resiste ai paragoni, è sciocchezza, figlia del molteplice, ma io cerco l'eterno, ciò che conta per sempre, per l'umanità, una candela che brucia e non si spegne. Sto sfasciando la mia mente per svuotarla delle infime miserie del mondo e per farla rinascere senza pregiudizi. Troppo piena di me. Come fossi saggezza, come fossi giudice, come fossi regista. Gli attori seguono perfettamente la loro parte, gli oggetti sono al loro posto ... eppure lo spettacolo non è fantastico come credevo, ma lineare e monotono. Ho un muro che non fa penetrare la natura e circonda l'anima in una fortezza (unica, solitaria, perennemente in battaglia). Lo abbatterò e andrò a cercarmi in popoli lontani dissacrando i falsi miti di cui sono impregnata.

Modello ???-??? ABORTED ABORTED ABORTED. Non ricordo; forse non era mai esistito. Il sole splende su un infinito prato verde. Grido finalmente: LIBERTA'.

Milena Moroni


 
 
 
 
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