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Febbraio 1998 / Lettere e Arti
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  *

Se questo è un uomo: ritratto di un citrullo

Squillò il telefono. Era uno di quegli squilli isterici, rompicoglioni. Che lo sai ti porteranno soltanto guai. E cercava me. Era inequivocabile. Spesso evito, ma quella volta, non so perché, risposi.

"Pronto?"

"Pronto, sei tu?". Era Paul. La sua voce era inconfondibile. Si sentiva lontano un miglio che Paul era pazzo.

"Paul?"

"Oho?!", cominciò, "Che cacchio fai? Mi hanno detto che vuoi usare la mia foto per un libro!"

"Ma che cacchio dici, Paul?".

Qualche giorno prima l'avevo visto correre. Paul correva tutto il giorno, ormai. Era completamente esaurito. Non sapeva cosa fare tutto il giorno, così correva.

"L'altro giorno mi sei venuto dietro, in motorino", riprese, "e mi hai fatto la foto!?"

Era vero. Gli ero andato dietro, l'avevo superato, fermato. Poi gli avevo detto di andare giù in fondo e di venire verso di me, correndo. Lui, tutto contento, aveva eseguito. Si era dato anche un tono, tipo Rocky che si allena per il titolo. Poi mi aveva dato una pacca sulla spalla e aveva proseguito. La foto era venuta benissimo, e l'avevo intitolata: Professione Paul. Ma non capivo perché adesso si agitasse tanto.

"Guarda che io ti denuncio!", faceva al telefono. Sembrava che parlasse a se stesso. Al suo inconscio.

"Ma Paul, cosa stai dicendo? Mi sembri un idiota", gli feci.

"Si, tanto a te ti ha anche denunciato quella di Gabicce!"

Paul era velenoso. Un po' di tempo prima, avevo scritto delle lettere ad una ragazza di Gabicce, che spinta dalla famiglia, gelosa, o dalla propria dabbenaggine, mi aveva denunciato. Aveva fatto un esposto a un poliziotto che conoscevano, in commissariato. Una storia pietosa. E ora Paul me la ritirava fuori, con una cattiveria di fondo che mi disgustava.

"Paul, ti è partito il cervello completamente. Quella era una storia di una ragazza, scema, che credeva di essere molestata".

Lo sentii bofonchiare qualcosa di sconnesso e di inutile. "Paul, questa conversazione mi sembra inutile". E riattaccai.

Paul ormai era completamente partito. Era l'inattività che lo fregava. Non faceva mai niente. Non sapeva cosa fare, da 35 anni. Oramai era ridotto ad uno straccio, e perdeva anche i capelli. Paul aveva preso un diploma di maturità agraria dopo essere stato bocciato un numero infinito di volte. Era ricorso a qualche scuola privata, e alla fine, in qualche modo, ne era uscito fuori. Dopodiché cominciò la sua vera Odissea. Non combinava mai niente. I suoi familiari, e parenti, gestivano un famoso locale da ballo, ormai passato di moda, a Senigallia. Questa cosa lo faceva sentire un privilegiato. Non essendo una gran cima, gli bastava cullarsi col suo locale, ritenendo di appartenere a non so bene quale ceto sociale inesistente. E l'ultimo che lo sapesse era proprio lui.

Io l'avevo conosciuto al bar, quando era reduce da una storia disperata, pazzesca, a dire poco. Si era innamorato di una di quelle intrattenitrici dei night. Quelle pagate per far ballare gli uomini soli, che poi ti si siedono vicino, devi offrir loro da bere, ti fanno spendere, e ti riducono all'osso, se ci riescono. Era una ragazza che veniva dall'Est Europa, e con quel lavoro allucinante manteneva la sua famiglia, che era laggiù, e in qualche modo anche se stessa. E' chiaro che una così, se trova il pollo, lo usa. E questa trovò Paul. Paul andava a prenderla tutti i giorni, in macchina, ad Ancona. Poi la portava a Riccione, nel locale dove lavorava la ragazza. Aspettava lì tutta la notte, e intanto consumava e pagava. Poi a notte fonda, cena, ovviamente a sue spese, e la riportava ad Ancona. Poi tornava a Fano. Una cosa infernale. Andò avanti per diversi mesi, in cui Paul dilapidò, in questo modo, qualche decina di milioni. Poi, anche lui, aveva avuto uno scatto di orgoglio, e l'aveva piantata. Un giorno, incauto, le aveva anche prestato la sua macchina, e l'intrattenitrice, emancipandosi, aveva detto che non gliel'avrebbe più ridata. A quel punto si rivolse a me per avere aiuto. Lo portai ad Ancona, e così tornò, in qualche modo, nel legittimo possesso della sua utilitaria.

Dopodiché Paul cominciò ad impazzire lentamente. Cominciò a frequentare qualche altra ragazza, del tipo di quella di Ancona. Una ragazza giovane di Rimini, una zoccola terribile, che lo usava a fini sessuali. La cosa gli provocò anche un incidente all'organo sessuale, risolta con una delicata operazione chirurgica. Poi andava anche con un'altra, una di Milano, che faceva la cubista in discoteca. Una cubista di trent'anni. Un'intellettuale praticamente. Quando, esaurito fino allo strazio, ruppe anche con lei, probabilmente capì il vero tenore del loro rapporto. Perché gli telefonò la madre, cercando di riappacificarli, per potergli chiedere dei soldi per la loro attività, una sorta di maneggio di cavalli. E qui Paul cominciò a schiodare completamente.

Nel frattempo Paul si era trovato, per brevissimi periodi, qualche lavoretto stupido, all'ufficio di collocamento. Per sei mesi aveva lavorato in una U.S.L., in ospedale. Andava pazzo per quel lavoro. In sostanza lui era nell'ufficio dove si pagavano i ticket. Quando entrava uno, e c'era sempre la fila, lui gli prendeva i dati, li metteva sul computer, e gli faceva pagare 29 mila lire. Chiunque entrasse, Paul gli faceva pagare 29 mila lire. Solo che a fine giornata i conti non tornavano mai. Una volta battè tutti i record: mancavano nove milioni. Pare che un suo collega gli abbia fatto:

"Mio Dio Paul, mancano nove milioni!"

Dopodiché rinchiudevano Paul in ufficio a contare i soldi, o si rinchiudeva da solo. Mentre la gente fuori aspettava, a decine. Entrò un tizio, quasi sfondando la porta:

"Ma insomma?! Non è possibile! Sono ore che aspettiamo di

fuori! Cosa fa?"

"Faccio quel cazzo che mi pare", rispose Paul. Paul non aveva mai avuto un grosso senso civico, e probabilmente non sapeva neppure cosa fosse.

Cosicché si ritrovò a scegliere fra il trasferimento a Cagli, o sei ore in ginocchio sui ceci. E scelse Cagli. Per quel poco tempo che gli restava, dal suo incarico temporaneo. Dopodiché finì anche quel lavoro, che in qualche modo lo teneva occupato, ed ebbe tutto il tempo di impazzire, con comodo. Ormai temo non sia più recuperabile. Pare che si aggiri, a curiosare per i funerali. Una passione che aveva sempre avuto. Era anche andato qualche tempo prima al funerale di Gardini, in agosto, fino a Ravenna, per vedere "il bel mondo della società dei Vip". Aveva anche rubato, con uno scalpellino, un'immagine dal manifesto del funerale di una mia amica. Paul ormai era incontenibile.

Roberto Labate


 
 
 
 
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