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Le scelte delle femmine

- Occhi
- La celebre foto calendario di Marilyn Monroe, icona intramontabile della femminilità umana
- George Clooney, sex symbol maschile dei nostri giorni
- La coda del pavone è un richiamo sessuale ma rivela anche il suo stato generale di salute
- Massimo Pandolfi, per molti anni ricercatore e docente di Etologia all’Università di Urbino

I misteriosi segnali erotici del mondo animale

“Sto arrivando, non ti lavare…”. Dicono che Napoleone spedisse questo messaggio a sua moglie Giuseppina Beauharnais qualche giorno prima di tornare a casa fra una guerra e l’altra. A quanto pare, amava aspirare fragranze forti e genuine: tanto da temere anche l’azione delle modeste lavande dell’epoca, che avrebbero potuto diminuirne l’efficacia afrodisiaca.
Questo gossip storico mi è tornato in mente ascoltando la conferenza del prof. Massimo Pandolfi su “Etologia al femminile: tutto quello che avreste voluto sapere sul comportamento sessuale delle femmine”, nel quadro di una serie di incontri organizzati dall’Università di Urbino (“Alla corte di Battista”), a cura di Laura Chiarantini, delegata del Rettorato per le pari opportunità. Con tutte le cautele del caso, la conferenza in questione ha mostrato le notevoli analogie di comportamento fra le femmine di ogni specie (compresa quella umana) nelle scelte sessuali volte al sistema riproduttivo: la selezione del compagno avviene infatti attraverso una serie di segnali naturali, spesso inconsci o iscritti nel patrimonio biologico. Per restare in tema di odori umani, basta ricordare che i ballerini di flamenco usavano offrire alle loro partner i fazzoletti tenuti sotto le ascelle e intrisi di sudore: un potente richiamo ormonale afrodisiaco. Un esempio analogo è quello di Elvis Presley, che lanciava in platea i foulard indossati durante i suoi concerti, in un tripudio di feromoni.
Il modello igienico della nostra civiltà, con la cancellazione degli odori attraverso lavaggi e deodoranti, ha sicuramente migliorato la nostra convivenza sociale ma ha tolto alle femmine uno dei segnali di valutazione più importanti escogitato dalla natura per selezionare il compagno in termini di qualità riproduttiva. Può essere interessante ricordare una ricerca condotta sugli “Hutteries”, una setta religiosa di origine europea, socialmente isolata e basata su colonie agricole nel nord degli Stati Uniti: con costumi che noi definiremmo piuttosto primitivi che non prevedono l’uso di lavacri, deodoranti e pillole contraccettive. E’ stato rilevato che le loro coppie hanno fatto le scelte migliori dal punto di vista genetico: solo nel 10% dei casi sono stati scelti i maschi con ridotta capacità immunitaria.

La coda del pavone. Massimo Pandolfi, ricercatore e docente di Etologia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Urbino (fino alla recente eliminazione di questo insegnamento) ha condotto in Italia e in Spagna ricerche mirate sul comportamento riproduttivo di alcuni rapaci, come l’albanella minore, pubblicando numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Continua a coordinare seminari di studio alle isole Seychelles, cui partecipano studenti dell’Università di Urbino e dell’Università americana di Boise, nell’Idaho.
Mi fa da guida in questa affascinante escursione nel mondo delle femmine, che cerco di riassumere in termini divulgativi, semplificando il rigore del linguaggio scientifico. Osservando il mondo animale, appare evidente che le femmine hanno un comportamento molto pragmatico e funzionale nella scelta del maschio. Oltre ai segnali olfattivi, altri elementi di valutazione non meno importanti riguardano le presumibili risorse del compagno per assicurare la sopravvivenza e il benessere del futuro nucleo familiare. Se prendiamo ad esempio il caso del pavone, la grandezza e la sontuosità della coda, i colori brillanti, il numero dei suoi “occhi”, non sono soltanto un richiamo sessuale di tipo estetico: rivelano infatti altre caratteristiche fondamentali, come la minore quantità di parassiti intestinali ed ematici, la maggiore disponibilità di anti-ossidanti e la maggiore capacità fisica di resistere agli attacchi di predatori come le volpi. Analogamente, nel caso delle rondini, la lunghezza e la simmetria della coda rivelano la loro abilità nel volo e quindi anche nella ricerca del cibo. Negli uccelli giardinieri, la valutazione della femmina si basa sulla qualità e la fattura dei piccoli nidi-giardino che i maschi allestiscono con legnetti e oggetti di vari colori. In termini umani potremmo catalogare questi requisiti come forza fisica, salute, abilità e capacità. La fase del corteggiamento serve appunto alla femmina per pensarci bene prima di scegliere il compagno giusto (è sempre la femmina che sceglie, in tutte le specie) e permettergli di procreare.

Seno, vita e fianchi. Nella ricerca di salute, qualità genetica e disponibilità di risorse non fanno eccezione le femmine umane: anche per loro sono importanti certe caratteristiche biometriche del partner, come l’altezza, la simmetria dei tratti, lo sviluppo muscolare. Alcune ricerche hanno rilevato che di fronte a due fotografie quasi identiche di un viso maschile (una delle quali leggermente ritoccata) la preferenza delle intervistate si orienta verso l’immagine più simmetrica. Peraltro l’analisi di una serie di annunci matrimoniali sui giornali americani ha mostrato che i requisiti richiesti dalle donne si riferiscono spesso al ruolo del possibile partner e alla sua solidità economica e sociale derivanti anche da un’età più matura; mentre i requisiti richiesti dagli uomini (e offerti dalle donne) sono maggiormente orientati a caratteristiche di tipo estetico. Per le donne vale sempre il criterio del mantenimento del futuro nucleo familiare, anche se probabilmente il quadro sta cambiando in funzione della loro crescente autonomia economica e professionale.
L’equivalente per l’uomo della coda del pavone sta sì nella complessione fisica generale e nei “buoni geni”, ma anche nella ricchezza del linguaggio, l’abilità nella musica e nelle arti figurative, l’arguzia, l’efficacia nel raccontare storie. Per mettersi in mostra, l’uomo – oltre a gonfiare i muscoli – si compra una bella macchina, suona la chitarra, compone poesie, dipinge, racconta barzellette (questo mi ricorda qualcosa…). Per quanto riguarda la donna, il rapporto tra vita e fianchi (0,6 è considerato sessualmente molto attraente) e la perfetta simmetria del petto indicano valori ottimali di estrogeni, fecondità e salute: con evidenti vantaggi per la maternità, la gestazione, il parto, l’allattamento. Dunque il canone classico dell’avvenenza femminile nei concorsi di bellezza, cioè le misure 90-60-90 per seno, vita e bacino, sembra trovare una precisa conferma biologica (60 diviso 90 fa appunto 0,66).
Si potrebbe pensare che il processo di innamoramento sia un fenomeno puramente fisico/chimico, ma l’etologo sgombra subito il campo da questa possibile interpretazione riduttiva. No: nella specie umana prima si viene naturalmente attratti, poi eventualmente ci si innamora in base a una serie di elementi (per fortuna) non quantificabili: per esempio l’intelligenza, il senso morale, la tenerezza, la sensibilità e chissà quali altre cose, non tutte presenti o rilevanti nelle altre creature del regno animale.
Questo mi consola un po’. Però temo che d’ora in avanti, guardandomi allo specchio, sarò sopraffatto dall’ansia da simmetria.

La poligamia. Con questo termine si indica genericamente la disponibilità di più partner sessuali. In realtà bisogna distinguere fra poliginìa (un maschio che dispone di più femmine) e poliandrìa nel caso opposto: quest’ultima quasi inesistente in natura. Per la specie umana un “trucco” della natura è quello di non prevedere un “estro” riconoscibile nella fase feconda delle femmine: questo costringe il maschio a numerose copulazioni per riprodursi, favorendo la stabilità della coppia nel tempo.
E’ interessante notare che la maggior parte delle persone considera oggi la poligamia come immorale, almeno in senso giuridico, mentre non lo era negli stessi testi sacri. La Bibbia non la condanna, anzi la cita esplicitamente in molti casi, anche se la monogamia si afferma successivamente – e in modo definitivo – nel Nuovo Testamento. L’Islam ammette da sempre la poligamia e la consente teoricamente ancor oggi, purché tutte le mogli siano trattate e rispettate allo stesso modo e il marito abbia i mezzi per mantenerle adeguatamente insieme ai loro figli. Nell’antica civiltà degli Incas il sovrano disponeva di 5.000 donne (avete letto bene): che scendevano a 1.000 o a 500 per i dignitari di livello inferiore. Per non parlare dell’harem dei sultani come investimento parentale.
Un tempo la motivazione più ovvia (oltre alla possibilità di procreare molto più velocemente) era costituita dal fatto che nel mondo ci sono più donne che uomini: anche le statistiche attuali mostrano che circa il 50.5% della popolazione mondiale è femminile, contro il 49.5% maschile. Se si aggiunge l’impoverimento della popolazione maschile a causa delle guerre e di altre vicende, e la struttura patriarcale della società, ne derivava l’impossibilità per le donne non sposate a provvedere a se stesse. La poligamia era quindi un modo per proteggere le donne che altrimenti non avrebbero trovato marito. Nella maggior parte delle società moderne, non c’è più alcun bisogno della poligamia perché le donne possono cavarsela da sole: tuttavia alcuni studi antropologici hanno rilevato che solo il 10% delle culture umane sono monogamiche.
Le varie specie animali sono in genere poligamiche, o monogamiche “a tempo”: cioè per il tempo necessario a completare una stagione riproduttiva. Esiste anche il fenomeno del “trio”, se la situazione ambientale non consente alla femmina di nutrire la sua prole con un solo compagno: è il caso del Falco di Harris nel nord America, le cui femmine sono normalmente monogame fino a quando le condizioni sub-desertiche diminuiscono la possibilità di trovare cibo. La monogamia è invece la norma per gli uccelli territoriali come la nostra aquila reale, totalmente monogamica e fedele fino alla morte del partner: che viene però immediatamente sostituito, anche dopo poche ore.
Questo per quanto riguarda la scienza. Dal punto di vista sociale mi limito ad osservare che, oltre alle convivenze e ai divorzi che rendono teoricamente “a tempo” tutte le monogamie, il costume sta ormai registrando un boom rigoglioso di poliginìa e poliandrìa di fatto. Accanto alla prostituzione tradizionale, l’odierna società è investita da un turbine di amanti, escort, veline, body-guard, da far impallidire non solo qualunque specie animale, ma anche le pur variegate performance amatorie del primo “homo sapiens”. 

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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