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La guerra sull'asfalto

Il comandante provinciale della Polizia Stradale, Giovanni Battista Cento.

Istituzioni allo Specchio: la Polizia Stradale

Un uomo di ottanta chili, a stomaco pieno, può bere poco più di tre bicchieri di vino, o tre lattine di birra o due wisky, senza arrivare alla soglia dello 0,50 di tasso alcolemico (cioè 0,5 grammi di alcol per litro di sangue) che fa scattare la multa e la decurtazione dei punti sulla patente. Un uomo più piccolo, o una donna molto magra, rischiano già grosso con due bicchieri di vino o due lattine di birra. Se poi sono a stomaco vuoto, non ne parliamo: si consiglia la Coca Cola. Questi, in rapida sintesi, sono i valori di riferimento per le sanzioni previste dalla legge. Con l'aumento del tasso alcolemico indicato, si aggravano proporzionalmente le conseguenze per il portafoglio e la patente. Se il tasso si supera di tre volte (9 bicchieri di vino nell'esempio del nostro omaccione di ottanta chili), oltre alle sanzioni penali e amministrative scatta il sequestro e poi la confisca dell'auto. Il livello di alcol nel sangue viene accertato con un “etilometro”. Ho assistito a uno dei controlli a un posto di blocco, con un uomo un po' rubizzo che, dopo qualche esitazione, ha accettato di soffiare nell'apparecchiatura; gli conveniva comunque farlo, perché in caso di rifiuto viene contestato automaticamente il livello massimo di ubriachezza. Invece anche in questo caso – nonostante le apparenze e la dubbiosa coscienza – il livello è risultato nei limiti della norma.
La confisca si applica anche nei casi di positività alle droghe di qualunque tipo e quantità: basta uno spinello. A Pesaro e dintorni, solo negli ultimi tre mesi, sono state sequestrate 40 auto per guida in stato di ebbrezza: dopo le sentenze definitive saranno quasi tutte confiscate. Se andiamo avanti così, tra poco vedremo molti agenti delle Volanti alla guida di vezzose Smart, di lucenti Porsche e di scooter alla moda. A meno che lo Stato non preferisca rivendere tutto all'asta al miglior offerente.

Auto civetta e telelaser
La sanzione degli automobilisti e motociclisti ubriachi o drogati è solo uno dei compiti della Stradale, che è una delle branche della Polizia di Stato e si occupa appunto di tutto quello che avviene sulla strada e dintorni: prevenzione e accertamento delle violazioni nella circolazione, rilevazione degli incidenti e operazioni di soccorso, regolazione del traffico, scorte di sicurezza, inseguimento e fermo delle auto sospette; ma anche l'arresto dei “pataccari” negli auto-grill. I posti di blocco hanno un'insostituibile funzione preventiva delle infrazioni più gravi, fra cui il superamento del carico dei TIR e la manomissione dei loro cronotachigrafi che registrano la velocità e i tempi di guida e di riposo: spesso operata in modo incosciente dai datori di lavoro o dagli stessi camionisti, come ha più volte denunciato in televisione anche “Striscia la notizia”.
Ma la vera emergenza è costituita dagli incidenti, una guerra senza fine che vede ogni anno in Italia più di 5.000 morti sull'asfalto e 230 mila feriti e invalidi: oltre metà dei sinistri avviene sulle strade urbane. E' come avere – ogni anno – quasi due volte il numero di morti delle “Torri Gemelle” di New York. Le statistiche sono numeri, ma dentro quei numeri ci sono i nostri figli, madri, mariti, padri; ci sono i funerali, ma anche i mutilati o i tetraplegici in carrozzella per tutta la vita. I responsabili di questa strage sono spesso i guidatori che spingono le loro auto a velocità incompatibili con la loro perizia o con le caratteristiche della strada; ma anche gli ubriachi e gli “strafatti” di droga che solo da poco – finalmente – vengono condannati per omicidio volontario e non per semplice omicidio colposo. Come se ammazzare qualcuno, dopo aver “bruciato” un semaforo rosso a cento all'ora, fosse un reato involontario.
Il superamento dei limiti di velocità viene rilevato con gli autovelox e i telelaser, ma anche con le auto-civetta “Provida”: dotate di telecamera e computer. Immesse nel flusso della circolazione, controllano nello spazio di un chilometro tutti i dati delle vetture davanti a loro: stampando un rapportino che può essere anche inviato istantaneamente alla sala operativa. A proposito di velocità: quando c'è una pattuglia sulla strada, si lampeggia – per una tacita solidarietà fra automobilisti – per avvertire le auto che sopraggiungono in senso inverso. Lo abbiamo fatto tutti. Ma così – ha osservato una volta il giornalista Beppe Severgnini in un articolo sul Corriere della Sera – forse proteggi l'uomo che ucciderà tuo figlio.
Peraltro l'altra faccia della medaglia è quello di imporre limiti ragionevoli di velocità (da far rispettare senza pietà) e non limiti troppo bassi che sono quasi un invito a trasgredire. Questo non è compito della polizia ma dell'ANAS e dei Comuni, nei tratti di rispettiva competenza. Per fare un solo esempio, il divieto quasi continuo di superare i 50 all'ora (anche d'inverno e di notte) tra Pesaro e Fano, rientra – a mio parere – in questi casi di trasgressione incoraggiata.

Il divorzio in diretta
La struttura organizzativa della Polizia Stradale si articola in compartimenti regionali, sezioni provinciali, distaccamenti e centri operativi autostradali. Da poco più di un anno il nuovo comandante nella nostra provincia è Giovanni Battista Cento, 53 anni, due figli grandi, originario di Viterbo. Dopo venticinque anni di carriera nelle sedi di Cagliari, Firenze, Siena, Grosseto, ha raggiunto il grado di primo dirigente (o di colonnello, senza stellette) a Pesaro: che è una sede importante per il numero di distaccamenti e per il controllo di un lungo tratto di autostrada che va da Gabicce ad Ancona Sud.
Dopo tanti anni di servizio, ne avrebbe tante di cose da raccontare: in particolare il campionario di reazioni e giustificazioni degli automobilisti fermati che costituirebbe un prezioso materiale di ricerca per un trattato di psicologia. Si limita a riferirmi solo due episodi curiosi. C'è il giovane elegante, apparentemente facoltoso, fermato mentre va a 180 all'ora su una superstrada con una potente auto sportiva. Considera giusta la contravvenzione ma osserva cortesemente che ha comprato quella macchina proprio per il brivido della velocità: quindi è disposto a pagare qualunque cifra pur di soddisfare la sua passione. Oggi non potrebbe più permetterselo, con la decurtazione dei punti o la sospensione della patente e il pagamento di una sanzione fino a 2.000 euro: un efficace deterrente previsto da una legge saggia.
C'è il caso del marito toscano che riceve a casa il verbale dell'autovelox e che nega recisamente di aver percorso quel tratto di strada. Per dimostrare l'errore, e per sostenere fino in fondo il suo bluff, si presenta al comando addirittura in compagnia della moglie. Provate a immaginare cosa è successo tra i coniugi quando gli hanno mostrato la foto ed è apparsa l'inequivocabile presenza di una bionda sul sedile anteriore: praticamente un divorzio in diretta. Ricordiamo per inciso che, ormai da anni, le foto delle infrazioni non vengono più inviate a domicilio e possono essere visionate solo dal diretto interessato.
Per tornare alla nostra provincia, i numeri dei primi dieci mesi del 2008, confrontati con quelli dello stesso periodo nell'anno precedente, mostrano qualche miglioramento: anche perché la gente adesso sta più attenta. Secondo i dati della sola Polizia Stradale (cui si dovrebbero aggiungere quelli delle altre forze dell'ordine) sono diminuiti in modo consistente gli incidenti e le violazioni accertate; sono invece in aumento il numero di patenti ritirate (768), i punti detratti (56 mila), i veicoli sequestrati (144). Può essere interessante notare che la polizia non ha un budget annuale di contravvenzioni da raggiungere, a differenza dei Comuni e di altri enti locali che invece prevedono queste entrate come voce di bilancio: una cosa comprensibile sul piano statistico ma inaccettabile sul piano programmatico, perché l'obiettivo da raggiungere per gli amministratori dovrebbe essere “zero”.
Gli agenti della Polizia Stradale sono solo 12 mila in tutt'Italia. Forse, mai come adesso, ce ne vorrebbero di più in giro. “Guidare è un'attività pericolosa – osserva il comandante – non è come lavorare, mangiare o dormire. Quando ci mettiamo in viaggio pensiamo per un attimo che è meglio perdere mezz'ora che la vita”.

Alberto Angelucci


 
 
 
 
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