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L'elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti


Le speranze dell'Occidente

“Guardavo il mondo che girava intorno a me …”.  Come nella celebre canzone dell'Equipe 84, la scansione temporale del 5 novembre è sottolineata dalla voce degli speaker  dei vari giornali radio e telegiornali che si susseguono. Barack Obama è stato eletto Presidente degli Stati Uniti e dicono sia l'uomo che può salvare l'America dal tracollo economico. Ascolto i commenti degli avventori del bar. Tutti gli uomini di buona volontà, anche quelli di sinistra, riconoscono che l'America è una grande democrazia: ha permesso di diventare presidente ad un afro-americano nero. Ognuno, forse pensando ai propri risparmi investiti in Borsa, è sicuro che il quarantaseienne nuovo presidente saprà salvare addirittura il mondo con un altro New Deal nel suo grande Paese. Lo stesso Papa, salutando la sua elezione, sembra si sia espresso con queste parole: “Dio illumini Obama per la grande responsabilità che ha sui destini del mondo”. Quest'uomo, il cui nome in arabo significa “benedetto da Dio”,  sembra aver risollevato le speranze di tutti.  Ci si aspetta da lui che risolva i tre problemi  di rischio globale: il cambio climatico, il terrorismo e il crollo finanziario. Fino a qualche tempo fa volevamo salvare il mondo intero lasciandolo ad un indisturbato sviluppo. Proprio coloro che finora avevano rifiutato con veemenza ogni intervento statale, dalla sera al mattino si sono convertiti: a cominciare dagli elettori americani che, con l'elezione di Obama, hanno rinunciato al principio di fondo dell'Occidente, ovvero il libero mercato.  Ora tutti sono convinti che lo Stato, fino a poco fa scritto con la lettera minuscola, diventerà l'attore principale che tutto deve aggiustare.  Verranno spesi miliardi senza che nessuno potrà dire con certezza se saranno d'aiuto. Da dove verranno i soldi? Certo non dalle banche americane. Cinesi, arabi, russi concederanno crediti all'Occidente. La Libia li ha recentemente concessi all'Italia. Gli americani imporranno dazi doganali per difendere i loro prodotti. Si creerà un nuovo equilibrio economico mondiale dove, per esempio, i cinesi e gli indiani miglioreranno la loro posizione. Anche l'elezione di Obama dimostra che  gli americani percepiscono più chiaramente la loro perdita di potere nei confronti della Cina. Ma il nuovo presidente ha loro regalato un sogno: la speranza del cambiamento. Anche noi italiani abbiamo bisogno di questa speranza ed allora ci aggrappiamo all'idea dell'uomo della provvidenza.
Mentre faccio queste riflessioni, un altro telegiornale annuncia: Questa di oggi è una giornata storica, il “Roosvelt nero” è stato eletto e si apre una nuova era per l'America… Una verità c'è in questa affermazione. I neri negli Stati Uniti, fino a pochi anni fa erano solo balie, cuochi, facchini, mezzadri. Oggi, invece, sono afro-americane le persone più potenti d'America: Colin Powell, Condi Rice, Tiger Wood ed ora Barack Obama. Il premio Nobel Toni Morrison ha dichiarato: “La mia storia o quella di Barack non sarebbero possibili in Europa: lì, lui sarebbe ancora in attesa di cittadinanza. Non perché l'Europa è più razzista dell'America, ma perché è estremamente più protezionista sul mercato del lavoro”. Allora mi ricordo di Alexis de Tocquille che, nel suo libro “La democrazia in America”, nel 1848 scriveva: “Non ignoro che, anche nel seno di un grande popolo democratico,  si trovano sempre cittadini molto poveri e cittadini molto ricchi… ma come non vi sono più razze di poveri e non vi sono più razze di ricchi: questi emergono di continuo dal seno della folla e di continuo vi ritornano”.  Almeno per un giorno, il 5 novembre, gli italiani si sono commossi come gli americani, pensando al sogno di un nipote di schiavi neri africani che è diventato presidente. Come direbbe Norberto Bobbio, questo fatto può essere quantomeno interpretato come un “segno premonitore” del progresso morale dell'umanità. E con Bobbio auspichiamo: “che la storia conduca al regno dei diritti dell'uomo anziché al regno del Grande Fratello!”.

Stefano Giampaoli


 
 
 
 
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