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Non tagliateci i fondi:
il “grido di dolore” del Conservatorio Rossini

Una “Settimana delle Arti”, dedicata a Renata Tebaldi, è stata organizzata dal Conservatorio Rossini in occasione della ricorrenza di Santa Cecilia. A partire dal 17 novembre si sono susseguiti i prestigiosi appuntamenti musicali: Opera all'organo, con Giovanna Franzoni; Fiati all'Opera, diretti da Michele Mangani; visita guidata al Conservatorio, con il ricordo di Renata Tebaldi di Gilberto Calcagnini e l'esecuzione dei Péches de vieillesse della pianista Anna Lisa Sorcinelli; L'Opera in salotto (fantasie su temi d'opera) con i violini di Serena Cavalletti e Laura Di Marzio e il pianoforte di Riccardo Bartoli. Il 22 novembre, giorno di Santa Cecilia, si è tenuta la S. Messa solenne all'organo, con Stefano Baldelli, alla presenza dell'arcivescovo di Pesaro; e il concerto finale di arie operistiche dell'Orchestra del Conservatorio diretta da Luca Ferrara.
In occasione di questo evento, i vertici dell'Istituto hanno manifestato la loro preoccupazione per i tagli finanziari del governo nel campo della cultura. Riportiamo di seguito un intervento del presidente Giorgio Girelli e la lettera inviata dal direttore Marco Giannotti al presidente del Consiglio e ad altri membri del governo.

Il compiacimento per l'impegno di docenti e studenti nel dare vita a questa seconda “Settimana delle Arti”, ricca ed articolata a fronte degli scarsi mezzi disponibili, non esaurisce la sottolineatura che l'evento merita, e con il quale viene riproposto, dopo la dedica di una aula di canto nel marzo scorso in occasione della inaugurazione dell'anno accademico, un ulteriore omaggio alla “nostra” Renata Tebaldi. I tempi sollecitano considerazioni sulla proiezione futura che, a livello professionale, attende i discenti di oggi. Se le risorse destinate alla vitalità dell'arte subiscono vistose decurtazioni, diminuiranno anche occasioni e sedi di attività per i futuri diplomati. Il richiamo è necessario poiché preparazione e professione sono indissolubilmente legati. Quindi vanno condivise le generalizzate preoccupazioni per i tagli finanziari a danno del Fondo unico dello spettacolo e dei settori con questo connessi. Ma ciò che più disturba non è tanto l'esigenza di “sacrifici”, a cui tutti dobbiamo sentirci chiamati nel momento del bisogno. E' invece l'ignoranza sulla natura e sulle potenzialità anche economiche del settore artistico, confinabile secondo mentalità arretrate, ma diffuse, nel “superfluo”.
Pur essendo auspicabile in Italia una più diffusa cultura musicale che accresca l'entità dei fruitori e dei sostenitori della musica cosiddetta colta e quindi del loro apporto economico al settore, va considerato come l'investimento nella cultura e nel nostro caso nella musica non sia affatto una operazione in perdita. Permane ancora un luogo comune per cui le spese per la musica e per lo spettacolo in genere sarebbero un lusso privo di ritorni. Fatto salvo qualche aggiustamento che sarebbe necessario, assistiamo però allo stesso fenomeno per cui all'inizio del Novecento il turismo non era considerata attività idonea a produrre reddito. Ricordo, a titolo di curiosità, che nel 1917 la Commissione comunale per il “risorgimento economico” di Roma sosteneva che “a creare ricchezza e benessere di una moderna città o regione non valgono le industrie artistiche e quelle degli alberghi, le quali invece costituiscono una dipendenza da quella vera ricchezza e da quella sana prosperità data dal fervido, vittorioso lavoro dei campi e delle officine”. Sulla valenza economica acquistata nel tempo dal turismo, non occorre spendere parole. Sulla validità economica delle “industrie artistiche” siamo concettualmente, ancora per molti soggetti, più o meno fermi al 1917! Questa ritardata percezione della potenzialità economica, soprattutto in Italia, della cultura comincia però a registrare vistosi varchi. Un significativo affresco in proposito è offerto dal “Rapporto sull'economia della cultura in Italia 1999-2000”, curata da Carla Bodo e Celestino Spada. C'è da auspicare però che il processo di maturazione soprattutto in certe istituzioni non sia troppo lento.
Con riferimento a filoni musicali particolarmente in voga, P. Quignard rilevava che “quando la musica era rara, il suo richiamo era sconvolgente e la sua seduzione vertiginosa. Quando il richiamo è incessante, la musica diviene repellente ed è il silenzio a divenire attraente e solenne” (Le haine de la musique, Paris 1996, p. 280). Con la musica “colta” non riempiamo i palasport. E pericolo di “repellenza” non c'è. Ma quello del silenzio, non attraente ma qui mortificante e letale, incombe.

Giorgio Girelli


La conferenza dei direttori

Il Conservatorio statale di musica "G. Rossini" di Pesaro si unisce alla protesta per la gravissima situazione venuta a delinearsi con l'imminente varo della Finanziaria. La manovra infatti prevede di tagliare il 37% dei fondi destinati all'intero sistema dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, di fatto mettendo in ginocchio gli istituti che ne fanno parte: Conservatori di Musica, Accademie di Belle Arti, Istituti musicali pareggiati, Istituti dell'Industria Artistica, Accademia di Arte drammatica, Accademia di Danza; tutte quelle sedi - statali - che garantiscono con una tradizione più che consolidata la formazione artistica del nostro paese. La gravità del fatto è di tutta evidenza: se i fondi erano scarsi fino a ieri, da domani diventeranno insufficienti.
La Conferenza dei Direttori dei Conservatori Musica riunita in Roma il 14 ed il 15 novembre 2005 ha già espresso l'unanime vibrata protesta ed ha evidenziato il gravissimo danno arrecato alle Istituzioni che in tal modo sono impossibilitate a realizzare le finalità di alta formazione, specializzazione, ricerca e produzione artistica sancite dalla Legge 508/99. Si  chiede l'unanime impegno delle forze politiche non solo per ripristinare ma, se possibile, per incrementare le dotazioni finanziarie del settore interessato, anche al fine di evitare la vanificazione dei percorsi di diploma accademico di primo e di secondo livello previsti dalla legge n. 268/03 e dal DPR 212/05, equiparati alle lauree universitarie.
Il 22 novembre 2005 è stata indetta una giornata di protesta nelle Istituzioni per sensibilizzare l'opinione pubblica su tale gravissimo problema.

Marco Giannotti

 


 
 
 
 
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