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  *

La prima neve in Amazzonia


Ho scritto questo piccolo racconto, senza alcuna pretesa, come un piccolo dono da fare agli amici. Spero faccia piacere leggerlo, malgrado si tratti in fondo di una storia triste. E' un racconto di fantasia, costruito intorno ad una foto scattata a Lençois, sulla Chapada Diamantina e a quanto ho sentito raccontare in Brasile, in autobus da un viaggiatore colombiano. Le due bambine della foto hanno per fortuna una modestissima ma solida casa in mattoni dove spero passeranno serenamente il Natale. Stessa cosa non si può dire purtroppo, per la miriade di bambini della strada del Brasile.

Era da poco passato mezzogiorno quando il professor Artur Riedsel, professore di Scienze naturali all'Università di Augsburg, in Germania, inchiodò la grossa Buick gialla che aveva affittato qualche giorno prima a Manaus, nel cuore dell'Amazzonia. Mancavano due settimane a Natale e lui si godeva le ferie risalendo il Rio Negro, con la speranza di riuscire a vedere, finalmente, un esemplare di Eunectes murinus, detto anche Anaconda Verde. Era una delle sue passioni, l'Anaconda Verde.
Inchiodò di colpo, perché in mezzo alla pista che percorreva, il fiume da una parte e la foresta amazzonica dall'altra, era fermo un Caterpillar giallo chiaro, col motore acceso e la marmitta sfondata. Suonò a lungo il clacson, ma non accadde nulla. Allora, aprì la portiera, anche se non aveva nessuna voglia di scendere e lasciare il fresco della sua cabina di guida: il calore improvviso e l'umidità elevata lo avrebbero ridotto in pochi secondi in un bagno di sudore. Alla fine scese, Riedsel, e dopo pochi passi, capì.
Poco avanti al Caterpillar, a fianco della pista, sorgeva una baracca, di quelle che dappertutto aveva visto durante il suo viaggio in Amazzonia: una porta di legno, quattro mura di sassi e fango, e un soffitto di lamiera. Un piccolo uomo mulatto con due bambine strette ai fianchi parlava agitato con un signore dalla camicia bianca. Il signor Riedsel, scocciato e con la fronte già sudata, si fece avanti e prese su di sé l'attenzione di quel piccolo gruppo. Fece sentire forte la sua voce il professore, chiedendo per quale diavolo di motivo si fosse dovuto fermare.
“Ora ti facciamo passare, Gringo!”, disse il signore dalla camicia bianca, blaterando un inglese appena comprensibile.
Non fece neanche in tempo a rispondere, il professor Riedsel, che le due bimbe corsero verso di lui e si attaccarono con forza, impaurite, ai suoi pantaloni di cotone. Allora comprese, finalmente, cosa stava per accadere. Guardò  a destra, verso la foresta e vide una strada di terra lunga e diritta che si perdeva lontano, verso la giungla. Era evidentemente una delle piste aperte senza permesso per portare al fiume i tronchi d'albero abbattuti illegalmente. L'Amazzonia si sa, è terra senza leggi. La misera baracca si trovava proprio su quella linea, a pochi metri dal fiume, e quindi doveva scomparire. Il fracasso che quelle poche persone riuscivano a produrre, malgrado il rombo del Caterpillar giallo sempre acceso, si placò di colpo, quando il signore dalla camicia bianca tirò fuori dalla cintola una pistola, di quelle a tamburo da cowboy e fece fuoco in aria, un paio di volte. Dagli alberi volarono via tantissimi uccelli e per la prima volta nella sua vita, il professor Riedsel ebbe una fottuta paura di morire.
Il signore dalla camicia bianca, rimise la pistola nella cintola e fece cenno al professore di stare tranquillo. Lo sguardo del piccolo uomo mulatto si incrociò con quello del professor Riedsel, due sguardi identici, che esprimevano in quel momento le stesse cose: paura ed impotenza. Solo allora uscì dalla baracca una donna, piccola, molto giovane e bella, india, con una canottiera verde da centravanti che le arrivava alle ginocchia e i muscoli delle braccia ben sagomati e tesi. Prese su di lei tutta l'attenzione, con quello che il professor Riedsel riconobbe come il segno della resa: se ne andava dalla sua casa, anzi dalla sua baracca, per sempre. Per nulla impaurita, con gli occhi fissi e una dignità impressionante, guardò il professor Riedsel indicando con il dito la vecchia macchina fotografica che gli penzolava dal collo. Non gli disse niente, ma avvicinandosi verso di lui si rivolse alle due figlie in una lingua che il professore non aveva mai sentito. Quando gli fu davanti, guardandolo nel fondo degli occhi, Artur Riedsel sentì la mano calda e decisa della giovane prendere la sua, fredda, e si lasciò tirare, senza resistenza, fino all'ingresso della baracca.
Le due bimbe fecero quello che la giovane donna comandava loro e si misero a sedere sulla porta, sedute a terra, abbracciate l'una di fianco all'altra, guardando fisse verso destra la loro mamma. Una delle due, con un sorriso stentato, alzò il pollice come fanno in Brasile per dire che va tutto bene. Il professor Riedsel, come ipnotizzato si avvicinò, mise a fuoco e scattò. Tremava. La risata del signore con la camicia bianca gli arrivò da dietro, Artur Riedsel si voltò di scatto, con la macchina fotografica ancora puntata verso le bimbe e lo vide mentre saliva, veloce, sul Caterpillar.
Scapparono tutti, il piccolo uomo mulatto verso il fiume, le bimbe e la giovane donna verso la foresta, il professor Riedsel verso la sua Buick gialla, che raggiunse in pochi secondi. C'era ancora aria fresca lì dentro, mise la sicura dall'interno, si asciugò la fronte con la mano e stette a guardare. Il Caterpillar fumò di bianco, fece qualche metro in avanti e infilò la pala nella terra. La baracca si sollevò leggera tutta d'un pezzo e dopo pochi istanti galleggiava, ancora intera sulle acque del Rio Negro, scivolando lentamente verso il lontanissimo oceano. L'uomo dalla camicia bianca fermò il Caterpillar, si alzò in piedi sul suo posto di guida e fece cenno al professore che poteva passare. Riedsel mise in moto, inserì la prima e diede gas. Morso dalla paura, accelerò senza più fermarsi sentendo comunque su di lui lo sguardo delle bimbe fin quando non fu lontano. Si fermò poco prima del tramonto, in una stazione di rifornimento dove chiese il pieno per la sua Buick gialla. Ordinò una bottiglia di birra e il piatto del giorno e mentre mangiava raccontò al tipo della stazione quello che gli era capitato.
“Se ti metti contro quelli del legno, ti sparano!”, gli rispose il tipo e continuò: “Questi meticci qui non si sa neanche che esistono, non sono censiti quelli di Manaus, figurati qui nella foresta! Fino a poco tempo fa c'era chi andava a caccia di indios; non era legale certo, ma tanto non se ne accorgeva nessuno. E' la prima volta che vieni qui?”.
“Sì, in Amazzonia sì. E' la prima volta!”, ripose il professore e si sentì una merda.
Lui lo sapeva che la deforestazione dell'Amazzonia era un fenomeno incontrollabile e che milioni di piante venivano abbattute e vendute abusivamente senza che nessuno se ne accorgesse. Passò una notte agitata il professor Riedsel e la mattina, all'alba, mise la Buick gialla sulla nave per Benjamin Constant dove arrivò, depresso, dopo due giorni di navigazione. Artur Riedsel era facile preda del senso di colpa, e non mandava giù di esser fuggito via senza sapere perché quella donna gli avesse chiesto di scattare la foto. E non se ne dava pace.
Appena arrivato a Benjamin Constant parcheggiò ed entrò spedito nel primo negozio di fotografia.
“Mi può stampare questo rullino?”, disse.
“Ripassi tra due ore che è pronto!”, rispose il fotografo.
“Le dispiace se aspetto qui?”
Il fotografo alzò le spalle: “Faccia come crede!”, disse.
La foto era venuta. Ora poteva ripartire, mise la grossa auto sulla prima nave merci che salpava per Manaus e si fece quattro giorni di viaggio con un chiodo fisso: ritrovare la famigliola meticcia e consegnare la foto. Riconobbe a distanza il luogo che stava cercando; malgrado fossero passati pochi giorni era già sorto un attracco dal quale salpava in quel momento una chiatta carica di tronchi.
“Devo andare laggiù!”, urlò Artur Riedsel al capitano della nave, al quale aveva già assicurato una lauta mancia se lo avesse fatto sbarcare dove diceva lui. La Buick gialla si ritrovò poco dopo a terra, in un paesaggio molto diverso da quello che aveva conosciuto pochi giorni prima. Dei meticci e della donna india nessuna traccia. Tornò a Manaus il giorno dopo, questa volta guidando, e vi giunse – stanco - la sera del 23 dicembre. Si separò dalla Buick gialla, prese una camera in città e dormì fondo; la mattina dopo, appena sveglio, prese un taxi e si fece portare all'aeroporto.
“Vorrei noleggiare un aereo per domani, di quelli piccoli, e vedere questa parte qui dall'alto!”, disse il professore indicando col dito un punto della sua cartina.
“Ma signore domani è Natale!”, rispose uno dei piloti che faceva quel lavoro per i turisti.
“E allora? Da sempre sogno di passare Natale volando sulla foresta amazzonica!”, rispose Riedsel.
Si accordarono. Del pilota rimase ancora più sorpreso il proprietario del centro fotografico di Manaus quando il professor Riedsel entro nel negozio mostrando la sua foto e disse:
“Quante copie me ne può fare di questa?”
“Quante ne vuole!”
“Mi faccia tutte quelle che riesce a fare entro stasera!”, ordinò, lasciando un acconto che copriva la ristampa di duemila fotografie.
Furono 2.459 le copie che l'attonito fotografo vide uscire entro sera dalla sua modernissima stampatrice. Le stesse che la mattina di Natale, poco prima di mezzogiorno, il professor Artur Riedsel liberò nell'aria dove sapeva lui, lì dove fino a qualche giorno prima sorgeva la piccola baracca. Era certo che i suoi meticci fossero ancora da quelle parti.
“Ma cosa sta facendo? E' impazzito?”, urlò il pilota del piccolo bimotore.
“ E' la neve! Non ha mai visto la neve? A Natale c'è la neve! Sarà la prima neve sull'Amazzonia!”, urlò forte per farsi sentire Artur Riedsel mentre osservava la nuvola biancastra di foto che si spandeva larga, in ogni direzione, sopra la foresta. E ritrovò la pace.

Marco Mencoboni


 
 
 
 
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