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I Templari alle Crociate

I Cavalieri dell'Ordine Templare sono i protagonisti di una delle più cupe ed enigmatiche tragedie della storia e non mancano gli storici che considerano la distruzione dell'Ordine del Tempio come uno dei più disastrosi avvenimenti in cui sia incorsa la civiltà occidentale “pre-moderna”.
Gli avvenimenti odierni nei rapporti mai appianati con il mondo dell'Islam ci riportano bruscamente a riallacciarci con la storia delle Crociate che, per noi occidentali, si ritenevano chiuse e concluse quasi da un millennio. Mai nessuna società fu tanto vicina come quella dei monaci-guerrieri templari alla realizzazione di un progetto ardito ma reale di “pacificazione universale” attraverso il sincretismo religioso e filosofico delle due grandi civiltà contrapposte del Mediterraneo: quella islamica e quella cristiana. Questo tentativo coincideva peraltro con il grande disegno rivoluzionario di “federazione” degli Stati europei destinata a stringere vincoli di amicizia e di autentica fratellanza nel rispetto reciproco con gli altri popoli del bacino mediterraneo, coinvolgendovi tutta la società civile dell'epoca: tutto questo ci avrebbe risparmiato il malessere che oggi lacera tutto il mondo civile e quello religioso (anche se la Chiesa fu proprio quella che interruppe il grandioso, scomodo progetto dei Templari con le responsabilità che oggi ne conseguono) evitando alle nazioni “civili” di venire coinvolte nelle spire del razzismo, dell'intolleranza, dell'integralismo politico e religioso.
A differenza degli altri Crociati, che facevano solo “servizio di leva” periodico in Terrasanta, i Cavalieri Templari, che erano anche monaci, vivevano stabilmente nelle terre che occupavano rimanendo in costante contatto con la popolazione e con la civiltà araba, in un crociata permanente che si trasformò poi in un intreccio di veri e propri interscambi culturali (bisogna anche considerare che i Templari dovevano appartenere per statuto a famiglie nobili ed altolocate per entrare nell'Ordine); soprattutto fra i “circoli esoterici” più evoluti dell'altra sponda araba fra cui in particolar modo gli Ismaeliti del leggendario “Vecchio della Montagna” (che hanno dato origine al termine “assassino”, in quanto fumatori di hashish) con i quali ci si accorse ben presto che sussistevano particolari affinità filosofiche, culturali e religiose. Ma le affinità non portarono mai a cedimenti o patteggiamenti sul campo di battaglia: la potentissima macchina della guerra dell'Ordine Templare rimase sempre fedele al suo ruolo che imponeva perentoriamente ad ogni Cavaliere una disciplina pressoché disumana (l'affinità con l'Islam è notevole) ed una spietata fermezza verso coloro che venivano considerati “infedeli” o “nemici della Fede”. Al di là del sogno di tolleranza e di pace, coltivato ovunque soprattutto fra la parte più culturale e spirituale dei Cavalieri dell'Ordine (quelli che rimanevano nelle sedi europee a coltivare lo studio e la preghiera), i templari combattenti rimasero fino alla fine, quando si trattò di dover difendere l'ultimo palmo di terra “cristiana” sugli spalti grondanti di sangue dell'ultima fortezza di Acri, la più temuta ed irriducibile milizia crociata in Terrasanta. I templari furono infine annientati nel giro di una nottata, dopo il rientro in Francia e la perdita definitiva del Santo Sepolcro, grazie ad un astuto colpo di mano dei servizi segreti francesi, guidati dal lontano Papa Clemente V. I Cavalieri si fecero comunque arrestare senza opporre la minima resistenza per poi essere processati e bruciati come eretici sui roghi di Parigi: in questo modo la Cavalleria Templare, la più temibile arma di offesa e di difesa contro l'Islam, scomparve definitivamente in quanto tale, ingoiata nei sotterranei di remoti castelli dove la maggior parte degli adepti morì sotto le torture e le sevizie per non rivelare “il segreto” dell'Ordine del Tempio. Con il rogo dell'ultimo Maestro del 1314 i Templari escono dalla storia ed entrano nella leggenda, mentre l'Islam perde ogni barriera di controllo ed insieme ogni possibilità di collaborazione effettiva e di interscambio con l'Occidente che da allora lo ha sempre considerato nemico, soprattutto nell'ambito della Chiesa che ancora oggi “teme” la forza dell'Islam e le sue profonde convinzioni religiose.
Se l'irresponsabilità di Clemente V e l'ottusità di Filippo il Bello non avessero distrutto l'Ordine della Milithia Christi, oggi le Torri di Manhattan sarebbero ancora svettanti nei cieli americani… o forse, magari, l'America sarebbe ancora in mano agli “indiani”, e l'Asia… sarebbe agli asiatici, mentre i buoni Gesuiti non avrebbero rovinato mezzo mondo portandovi come arma di conquista la “parola alterata” di Cristo.

Carlo Pellandra
Commendatore templare del SMTHO


 
 
 
 
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