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Lo scambio di culture

In questi giorni si fa un gran parlare della superiorità dell'Occidente rispetto al mondo arabo e musulmano. Tutti i commentatori preferiscono non intervenire su tale tema per ragioni politiche. Niente di più sbagliato. Per un vero progresso le discussioni non dovrebbero mai smettere, altrimenti perderemo le tracce dell'analisi, l'elemento razionale, il dubbio.
Il percorso della civiltà e della cultura con la “C” maiuscola inizia in Cina, si ferma per molto tempo in Egitto, muovendosi generalmente sulle gambe e sui cavalli dei conquistatori, percorre tutto l'Estremo Oriente e il Medio Oriente, arriva nell'antica Grecia, dove dal VI al V secolo a. C. Socrate ha rivoluzionato il modo di pensare e di affrontare le cose del mondo; contemporaneamente Budda e Confucio elaborarono le stesse cose di Socrate; essi si interessavano all'Uomo e sostenevano: cosa serve conoscere la natura se non si conosce se stessi? La ricerca del sapere dell'uomo combatte l'ignoranza ed estende il campo della conoscenza.
Roma si appropriava di queste conoscenze, conquistando militarmente la Grecia e tutto il Mediterraneo, ma non era in grado di comprenderle appieno; infatti, faceva uso solo delle conoscenze tecniche. Fino alla caduta dell'Impero romano, la scienza, in Occidente, non progrediva, anche perché quelli che sostituivano l'establishment romano - i Cristiani - ritenevano opportuno soprassedere alla cultura e alla civiltà, in quanto tesi a fondare una nuova religione sulle ceneri della vecchia, pagana e nazionale. San Paolo, il vero fondatore del Cristianesimo, nella prima lettera ai Corinzi affermava: “Poiché sta scritto distruggerò la sapienza dei sapienti, annienterò l'intelligenza degli intelligenti” (1,31). Perciò la Chiesa in quel periodo se ne stava accuratamente fuori dai dibattiti intellettuali e culturali, e Sant'Agostino diceva: “La scienza soffoca la semplicità del Vangelo”. Lo stesso Vangelo era concepito per le masse illetterate e ignoranti, l'affannosa ricerca del Cristianesimo per evangelizzare il mondo; in realtà, lo sprofondava nell'ignoranza. Per cui il Medioevo fu per l'Occidente un periodo “buio”. In questo frangente sono stati gli Arabi, in Occidente, a salvare e a preservare la cultura scientifica occidentale e orientale, sintetizzando brillantemente le due culture: questo è il loro grande merito.
Maometto predicava: “Vai in cerca della conoscenza, fosse anche in Cina”. Così gli Arabi facevano, tenevano aperte le vie della seta, per cui nelle piste carovaniere e commerciali circolavano le idee (come la matematica), importavano lo zero dagli Indù, i numeri razionali, la risoluzione delle equazioni. Gli intellettuali arabi operavano una sintesi fra la scienza greca, cinese ed indù e fondarono una scienza araba autonoma nel XI e XIII secolo. La perfetta conoscenza dei saperi greci e indù spingevano gli intellettuali arabi a operare una sintesi di quelle culture, per far nascere un nuovo modo di interpretare il mondo, cioè unione di fede e di scienza, ma non ci sono riusciti pienamente, altrimenti, oggi, noi avremo un mondo completamente arabizzato.
Il persiano Ibn Sina (980-1037), Avicenna per i Cristiani, scriveva il Canone della medicina che era la base della medicina occidentale. In seguito, la scienza araba sviluppava altri saperi, come l'astronomia, la geografia, la geologia. A Cordoba, in Andalusia, Averroè, protetto dal Califfo fondava una scuola. In quel periodo l'arabo Averroè, assetato di sapere, reinterpretava Aristotele, contemporaneamente il cristiano Tommaso D'Aquino faceva lo stesso, leggendo il greco aulico si convinceva a diffondere il greco antico nella cristianità: quindi una meravigliosa sintesi e incrocio fra intellettualità, volta a elevare la cultura mondiale in uno splendido intreccio fra le religioni. Purtroppo anche Averroè, secoli prima di Galileo, subiva la reazione dei religiosi musulmani; cominciavano le condanne, da parte degli integralisti di Baghdad. Verso la fine del XII secolo i Cristiani iniziavano a fondare le università: Parigi, Oxford, Bologna, Montpellier e Cambridge ecc.
Per concludere, agli Arabi, musulmani e non, si deve un grande merito, quello di aver preservato e posseduto le conoscenze scientifiche precedenti alla loro cultura. Il periodo “buio” degli Arabi sono state sicuramente le sconfitte militari e l'integralismo religioso rappresentato dai Califfi di Baghdad. Da quel momento in poi, la cultura occidentale ha ripreso forza, tanto da progettare una nuova civiltà, sfociata nel Rinascimento italiano, nei nuovi paradigmi di Newton, fino ad arrivare ad Einstein. Il dibattito comunque deve rimanere aperto. Il bello della globalizzazione sta proprio nello scambio di culture e di civiltà, nello scambio delle religioni, nello scambio delle esperienze, così il mondo potrà crescere ed arrivare ad essere più giusto.

Gabriele Gerboni


 
 
 
 
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