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  Giugno 1997
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Scoperta la vera formula per calcolare il valore di un augurio
Intervista in esclusiva per Lo Specchio
Dal nostro inviato speciale

Los Angeles. Siamo qui per intervistare il professor Cho Li Nuhm, celebre matematico laotiano trapiantato in California da una ventina d'anni.
Saliamo i settantotto piani che ci separano dalla sua abitazione-studio-laboratorio in pochi secondi, grazie ad uno dei dieci ascensori ultra accelerati dei quali è dotato l'imponente sede della National Research Mathematics Academy. L'edificio, costruito in vetro e acciaio, permette una splendida vista panoramica del territorio circostante, così almeno ci spiega la segretaria che ci accompagna, perché al momento siamo immersi in una nuvola e non si vede nulla. La temperatura esterna a questa altezza è meno due gradi, mentre all'interno dell'abitazione-studio-laboratorio del luminare ci sono tra i ventotto e i trenta gradi e numerose piante tropicali in quanto, è sempre la sua segretaria che spiega, al professore piace ricordare la foresta tropicale nella quale giocava da bambino.
“La forte termodispersione invernale determinata dal vetro e dall'acciaio e l'effetto serra estivo sono neutralizzati da un efficientissimo impianto di climatizzazione grazie al quale è possibile stare in maniche corte d'inverno e in giacca e cravatta d'estate” mi assicura costei. Capisco perché duecento milioni di americani riescono a consumare un quarto delle risorse energetiche mondiali. Cho Li Nuhm ci accoglie nel suo studio. Sottofondo di musica rossiniana.
Professore, innanzitutto complimenti per la scoperta e infiniti ringraziamenti per l'esclusiva.
Amo moltissimo Rossini e quando un giornale della sua città natale mi ha chiesto l'intervista, mi è sembrato un doveroso atto di omaggio al Maestro.
Ci parli di come è arrivato all'intuizione.
La prego, finiamola con questo mito dell'intuizione! La scienza procede a piccoli passi, costati anni di lavoro e fior di quattrini. Anche voi, in Italia, perché fate Telethon, forse per nobilitare spettacoli che nessuno guarderebbe? No, per raccogliere fondi necessari al progresso della scienza.
Chiaro.
E' stato il Ministro per l'Industria americano, una decina di anni fa, a commissionarmi uno studio statistico-matematico riguardante l'insufficiente aumento del Prodotto Interno Lordo in dicembre rispetto alle previsioni. Come è noto il Natale è la festa più importante per l'aumento dei consumi e conseguentemente del PIL, ma in questi ultimi anni l'evento, malgrado le industrie investano notevoli somme in Babbi Natale con vere barbe e in Signorine Natale con vere tette siliconate, gli aumenti delle vendite sono inferiori alle aspettative. Il PIL non decollava.
A parte che comunque il PIL è continuato ad aumentare, non comprendiamo questa sua importanza.
Ma dove vive? Il PIL è il parametro che misura la felicità della gente!
A me risulta che il PIL aumenta anche in caso di alluvione, e non mi pare che ci sia tanto da essere felici.
“Aumento del PIL = aumento della felicità” è il dogma sul quale si basa la nostra civiltà; o se lo ficca bene in mente o io con un sovversivo non ci parlo. Comunque, se con le alluvioni aumenta il Prodotto Interno Lordo vuol dire che questi soldi in più in qualche tasca finiscono. Se i morti sono morti e non possono più avere emozioni, i vivi che hanno più soldi in tasca sono certamente più felici di prima. Mi pare che anche in Italia le cose vadano così, no?
D'accordo, mi ha convinto.
Bene, e ora non m'interrompa più, please. Dunque, con un non semplice modello matematico siamo riusciti a risalire in maniera precisa alla data in cui la curva di crescita dell'economia ha ridotto la propria pendenza. Si tratta del 29 settembre dell'89, giorno in cui il fisico Han Cho Li Nuhm, un mio lontano prozio trapiantato a Tokio, presentò i risultati di anni di studi all'imperatore.
Di che si trattava?
Della formula per calcolare la validità dell'augurio. Si trattava di una formula molto semplice, perciò di facile comprensione, che ebbe una grande diffusione:
V = _I_

G

con V = validità dell'augurio, I = intensità dell'augurio e G = giorni antecedenti l'evento augurato.
Va bene, ma che relazione c'è fra una formula matematica e il mancato aumento del PIL?
Si tratta di una formula profondamente sbagliata. Praticamente un augurio fatto due giorni prima ha un valore dimezzato. Questo errore è entrato nella cultura collettiva tanto che da allora tutti dicono: “E se non ci vediamo, ti auguro ecc.”, per cercare di porre rimedio a un augurio già fortemente svalutato in partenza. Questo “e se non ci vediamo” ripetuto per decine di volte da milioni, anzi miliardi di persone, determina una perdita di tempo incommensurabile proprio nel momento più delicato, quello dell'acquisto dei regali. Senza contare che spesso c'è chi risponde “no, ma ci vedremo senz'altro”, e il primo di nuovo “sì, ma quando?”, e via altro preziosissimo tempo rubato al consumo per mettersi d'accordo quando vedersi per augurarsi un augurio di valore. Insomma un vero disastro.
La sua formula, che permetterà di calcolare il vero valore di un augurio, potrà risolvere questa situazione di grave danno all'andamento dell'economia mondiale? Ce la può descrivere, per favore?
Certamente, e credo di interpretare la presenza de Lo Specchio qui come il segno di un interessamento dei mass-media che potrà ristabilire la verità. La formula è la seguente: V = I x 365 x 24 – H
365 + G 24
in cui, oltre ad una più corretta collocazione dei parametri, ho aggiunto H = ore già trascorse dell'evento augurato al momento dell'augurio.
Da questa si evince che se io dirò “Buon Natale” il 15 dicembre, il valore dell'augurio sarà ridotto non di dieci volte, come accadrebbe utilizzando la formula di Han Cho Li Nuhm, ma di appena un trentaseiesimo, cosa che ci permette di formulare un augurio nel pieno del suo valore, senza scusarci con “e se non ci vediamo”. Ma attenzione! Se io dico “Buon Natale” alle dodici del giorno in questione, in questo caso il mio augurio dimezza immediatamente il suo valore, con tutte le conseguenze del caso.
Un'ultima domanda. Questa scoperta come potrà migliorare la sessualità degli italiani, ultimamente un po' in crisi?
Sesso? Quella cosa per fare figli? E' un aspetto che abbiamo superato: noi i figli li facciamo in provetta.
Grazie e Buon Natale, professore.

Claudio Mari


 
 
 
 
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