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Sportivi all'occhiello:
Edith Cigana


La dama di ferro del triathlon

Nel nostro Paese forza e resistenza fisica vanno sempre più affievolendosi, soprattutto in campo femminile a causa delle comodità della nostra vita; per questo quando capitano casi sparuti di chi fa controtendenza viene spontaneo meravigliarsi. E' il caso di Edith Cigana, mosca bianca di uno sport che rasenta l'estremo: il triathlon, che unisce nuoto, bicicletta e corsa a piedi. Quando da una scommessa nacque a Kailua Kona (Hawaii) nel 1979 questa astrusa disciplina sportiva, nessuno avrebbe pensato che tale attività stuzzicasse poi la curiosità di qualche donna. Invece... Oggi in tante parti del pianeta si pratica triathlon maschile e femminile, tanto che la disciplina esordirà nei prossimi Giochi Olimpici; ed è a questi che Edith sta mirando, inanellando giornalmente sacrifici su sacrifici e annualmente titoli italiani su titoli.

Edith Cigana è una figura sportiva di importazione per Pesaro (ce ne fossero ancora di queste importazioni!): infatti è nata nel febbraio del 1968 a Conegliano (TV) ed è cresciuta a Codogné con volitivi genitori (mamma austriaca) che già a 6 anni l'avviarono al nuoto. Ma non fu facile quasi tutti i giorni andare fino a Vittorio Veneto (20 chilometri di distanza): infatti, raggiunti sia l'età, sia il livello tecnico per l'agonismo, a 8 anni i genitori smisero di fare la spola. Seguì un anno di pattinaggio artistico a Conegliano; poi uno stop forzato per infortunio. Intanto era sorta vicino a casa una nuova piscina; il suo richiamo fu inevitabile. Per di più Edith trovò una situazione ideale: un allenatore (Ciro) preparato e familiare, un gruppo di amici ed amiche eccezionale, un'età agonistica giusta. Piscina, scuola e casa divennero la sua vita, con l'entusiasmo per le prime gare, le prime trasferte in pulmino, le baldorie di viaggio, le risate, i gelati, le cioccolate calde... Verso i 15 anni le vennero a mancare alcuni riferimenti ed alcune amicizie: subentrò una crisi da nuoto. Intanto però si era formata quella formidabile nuotatrice che sarebbe durata nel tempo. Con la crisi e l'astensione dal nuoto subentrò anche un calo scolastico. Edith si impose allora ulteriori stimoli: di nuovo nuoto, insegnamento in piscina e diploma commerciale. Si iscrisse all'ISEF (scegliendo Urbino) e, libera dall'agonismo specifico, si avvicinò a nuove esperienze di gran fondo in piscina: "24 ore" a Tolentino (2^ con 23 chilometri complessivi di nuoto) e "18 chilometri" ad Urbino (1^). Nella città del Montefeltro incontrò per caso Giancarlo De Angelis e Rita Ligi e fu inevitabile provare qualche uscita e qualche garetta podistica. In quel gruppo un ragazzo (Palazzi) veniva parlando entusiasticamente di triathlon; era il periodo delle fresche notizie hawaiane di Luciano Furlani. La novità era stuzzicante; bisognava telefonargli (era il 1989). Luciano la invitò ad assistere ad una gara a Gatteo, di cui lei ricorda soprattutto l'uso esagerato, reciproco del "lei".

Decise il primo passo, ma non sarebbe stato un tuffo nel buio viste le sue doti: a Lavarone, su distanze classiche arrivò 8^ tra le donne e si guadagnò il primo titolo tricolore a squadre (con L. Pace, S. Sgarzini e S. Marini). Per gli allenamenti e per la gara aveva riesumato una bici del fratello con telaio arrugginito, ma l'approccio al mezzo meccanico fu abbastanza digeribile. Altra era la preoccupazione: quella di piacere al dirigente Furlani esclusivamente come atleta, senza pensare che poi... In quel 1989 seguirono le altre gare di Pesaro, Venezia e Bracciano; poi maturò l'aggancio sentimentale. Subdolo, come ricorda sorridente lei, durante un viaggio con pernottamento in albergo, per la scelta di una nuova bici dello sponsor Frugeri. Da quella volta si trovarono poi sempre meglio insieme. Seguì un'annata (il '90) agonisticamente strepitosa, grazie anche al supporto tecnico e medico del dottor Piero Benelli. A fine '91 Pesaro perdeva uno dei suoi scapoli più noti e la Cigana diventava la signora Furlani, in barba alla differenza di età. I coniugi Furlani non vollero smentirsi sportivamente nemmeno in viaggio di nozze: scelto con destinazione Australia dove Edith assaggiò la prima esperienza di campionato mondiale assoluto (prima classificata fra le italiane). L'ulteriore crescendo di risultati fu interrotto nel 1994-95 dalla maternità (Sabrina). Ma riprese dal '96 con ulteriori progressi tecnici, grazie anche al metodo di allenamento, a base di tabelle preparate scientificamente dal prof. Giancarlo D'Amen, un tecnico di valore nazionale ed amico impagabile.

Dopo tante vittorie e sofferenze, con la sua esperienza Edith vorrebbe dare consigli alle giovani: innanzitutto dimenticare le paure, dato che i triathlon promozionali offrono distanze parziali molto accessibili, e curare l'aspetto psicologico: "provarsi nel triathlon vuol dire temprare tanti aspetti della vita e migliorare l'organizzazione del proprio tempo, dato l'impegno quotidiano". Adesso Edith è lì, punta di diamante della nazionale italiana, pronta a ripetere un'altra annata da incorniciare, pronta ad ulteriori salti di qualità (30 anni sono un'età ideale per ogni specialità endurance), pronta ad inanellare quegli ambíti cinque cerchi di Sidney 2000.

Massimo Ceresani

 

 


 
 
 
 
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