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Parto dolce o parto a rischio?
L'intervento di un ginecologo su un tema di attualità

Ho letto nello Specchio di settembre l'articolo della signora Elisabetta riguardante la nascita della sua terzogenita a domicilio: gli altri due figli erano nati in ospedale. Ha partorito a casa propria per ritrovare un ambiente più umano, con un rapporto più naturale con i suoi familiari e l'ha considerata un'esperienza molto bella. Nei due precedenti parti non aveva avuto problemi; perché dunque ricoverarsi in ospedale per un evento fisiologico normale come un parto spontaneo?

A questo articolo non ho dato risposta; ogni gestante è libera di scegliere il luogo dove dare alla luce il suo nascituro. Però nel numero di novembre dello Specchio ho letto l'intervista all'ostetrica Ilaria Marcuzzi, sullo stesso argomento. Allora ho pensato di dare un parere secondo il mio modo di vedere ed esercitare la professione, in sintonia con quello dei miei colleghi che hanno lavorato con me in oltre 40 anni di attività ostetrica ospedaliera.

Le possibili complicazioni

Il parto a domicilio è una necessità nei Paesi in cui sono carenti gli ospedali e il personale medico e paramedico specializzato. Ma nei Paesi industrializzati e ad alto tenore di vita, la quasi totalità delle donne partorisce sempre più in ospedale. Dai tempi in cui, quasi per necessità, si partoriva a casa, il sempre maggior aumento del parto in ospedale ha portato una notevole diminuzione della morbilità e della mortalità materna e fetale. Esiste infatti una netta differenza tra la qualità delle prestazioni ostetriche a domicilio e quelle attuate in reparti specializzati con tutte le loro dotazioni diagnostiche, terapeutiche e igieniche che riguardano, non dimentichiamolo, anche il neonato.

Il parto non è sempre fisiologico, tanto che nel 10% dei casi si deve intervenire con taglio cesareo o applicazioni di forcipe per salvare la madre e il feto; inoltre nel 2% dei parti si ha una forte e pericolosa emorragia, come risulta da una relazione del prof. P. Grella, Direttore della clinica ostetrica-ginecologica dell'Università di Padova. In una elevata percentuale di casi i feti alla nascita necessitano di una assistenza particolare, a volte intensiva, perché nati prima del termine, asfittici, nati sotto peso, nati da madre diabetica ecc. I medici di base non praticano da anni o non hanno mai praticato l'ostetricia, mentre l'assistenza al parto richiede l'esercizio giornaliero, che ci può essere solo nel reparto ostetrico. Il parto a domicilio, senza la presenza dello specialista ostetrico, è pericoloso. Se anche ci fosse, in caso di complicazioni, un trasporto urgente della partoriente e del neonato in un reparto specializzato, spesso sarebbe troppo tardi per intervenire con cure efficaci.

E' vero che in certi Paesi esiste una organizzazione per il parto domiciliare di gestanti con gravidanze a decorso normale e con precedenti parti spontanei: ma è pur vero che proprio in queste nazioni è sempre minore il numero di donne che sceglie il parto a casa, a causa dei possibili rischi: ad esempio un'emorragia post-partum o una sofferenza fetale acuta per una patologia ombelicale.

Il costo sociale

La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) si oppone a proposte di legge che intendono favorire il parto a domicilio. Oltre tutto questo nuovo modo di partorire sarebbe anche un aggravio per il Servizio sanitario nazionale. Dal momento che il parto a domicilio ha bisogno della presenza di un medico specializzato (lui solo infatti può eseguire interventi sulla madre e assistere il neonato), dove si trovano tanti specialisti disponibili 24 ore su 24 come i medici dell'ospedale? E se in mancanza di questa particolare assistenza aumenta la morbilità materna e fetale, quanto viene a costare alla società un handicappato e quanta è la sofferenza in tutto l'ambito familiare? Si auspica da parte della SIGO, e da tutti noi ginecologi, che prima di approvare delle leggi si promuova la nomina di una commissione di esperti qualificati per valutare tutti gli aspetti del problema.

Il discorso fatto da Elisabetta va bene perché lei stessa si assume tutte le responsabilità, va meno bene nel caso degli addetti ai lavori (ostetrici e ostetriche), in quanto si assumono responsabilità anche medico legali su eventi imprevedibili che si verificano molto spesso, come risulta dalle statistiche. Infine, per quanto riguarda l'assistenza ospedaliera, non esiste il problema dell'autoritarismo da parte del personale medico e paramedico, che per vari motivi si conosce, o si può conoscere prima, nei vari corsi di preparazione alla nascita. Anche in ospedale un familiare può assistere al parto, il neonato può stare nella culla accanto alla madre, l'ingresso dei familiari nel reparto può avvenire a tutte le ore. Si tratta pur sempre di una degenza di tre giorni per un parto normale.

Carlo A. Angelucci


 
 
 
 
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