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Dicembre 1998 / Lettere e Arti
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  *

Poesie

Sergio Sbriscia

NEVE A NATALE

Come ripenso a certe invernate,
quando a dicembre l'urlo del vento
andava e tornava dai monti innevati
cercando stagioni passate:
Natale era lì per tornare
e a volte la neve giungeva
da un cielo stellato.
Ripenso a com'era diverso
quel nostro passato:
le antiche botteghe,
le chiese gremite
i carri lenti
sui selciati sconnessi,
i bracieri accesi
sotto i porticati.
Ricordo un antico presepe
e una tromba che spesso suonava
di sopra una vecchia soffitta,
e il canto di un mezzo soprano
che forse sognava
un posto di prima corista.
E quando sui campi innevati
mi distendevo con gli altri
per veder disegnare la mia orma;
neve che ancora cade,
tempo che più non torna!
Ma come un sipario che chiude
ogni storia,
il giorno si oscura,
o ingrata memoria:
che freddo è dicembre,
che inverno spietato,
mi porta soltanto un antico lamento.

Donatella Galli

RITAGLI D'ILLUSIONE

Togliti il cappotto,
la sciarpa e i guanti,
e fermati al mio camino
come un gatto infreddolito.
La luna sarà un petalo d'oro
alla finestra.
Il fuoco riscalderà le nostre mani
e alcuni angeli, sui davanzali,
canteranno a suon di tromba
la promessa dell'amore.

Lucilla

NIENTE

Forse ho sbagliato a pensarti.
Forse non avrei dovuto crederci.
Ma in quel momento
è stato come
se quest'anno
non fosse mai passato tra di noi
e nello stesso tempo
ho sentito tutta la desolazione
della tua assenza.
E allora
invece di assorbire
e di impregnarmi
della tua voce, dei tuoi occhi,
delle tue parole, delle tue mani,
avrei dovuto parlarti,
dirtelo
che niente conta all'infuori di te,
niente è più importante
della tua voce
dei tuoi occhi
delle tue parole
delle tue mani
e niente è più importante,
senza te,
al di là di me, al di là di te
oltre i nostri anni
e oltre gli anni che sono tra di noi.
Niente.

Luciano Rossini

AI MARGINI DELLA VIA

Un'immagine che suscita rancore
e stimola un ipocrita senso d'impotenza
una carcassa d'uomo d'impiccio
alle frenetiche corse
verso carrozze in marcia contro il tempo
puzzo ripugnante
che vizia gli ambienti rassicuranti
che ci attendono
pacco confezionato con noncuranza
di cui a malapena si conosce il mittente
recapitato alla malasorte.
Neri cascami di barbe
infoltiscono stracci
che a stento riparano dal freddo
sguardi compassionevoli
come farfalle ingenue
su macerie di edifici
in passato abitati
si posano sui volti
di individui portatori di dignità
solo esteriormente fatiscenti.
Derisi dalla stessa luce
che con cinica indifferenza
mostra bellezze e bassezze del mondo
s'aggirano circospetti
tra gli eccessi del benessere
tra oggetti di effimeri desideri
forse inappagati
alla ricerca di tozzi di vita
d'un sorso di conforto,
timorosi di perdere
quella scellerata forza
che li sorregge come fantocci
legati ad un filo
al peso delle poche cose possedute
li conforta nel buio
dell'assenza della luna
li inebria di coraggio
della morte,
paziente ad ogni angolo di strada
della loro compagnia.

Vilelma Fabrizi

AL VARIOPINTO MIO PAPPAGALLINO

La gabbia è vuota e lo sportello aperto,
il mio pappagallino se n'è andato,
sono certa in altro lido è lui volato,
ma cosa beccherà che è inesperto?
Seppur son sola il mio pensiero amato
al variopinto mio si volge certo,
al par di pugnalata mi hanno inferto
qui alla gola, mi sento soffocato.
Mi saltellava spesso sulle spalle
col suo bisbiglio acuto mi chiamava,
si nascondeva, a volte, nel mio scialle.
Con il suo sguardo parea che mi parlava,
e come usan far delle farfalle
là sullo stelo lui si riposava.
E quando all'altalena dondolava
col suo buon fare lui si rallegrava.

Mirko Fabbri

NON FATE FINTA DI NIENTE

Perché la luce scintillante dei miei occhi
continui ad abbagliare chi non può vedere,
Perché il vigore villoso del mio petto
continui a straziare magri corpi anoressici,
Perché la rotonda durezza delle mie cosce
continui ad abbattere chi siede paralizzato,
Perché la sorprendente allegria della mia anima
continui a stravolgere depressi cronici,
Perché tutto questo continui a succedere
liberate subito i palloncini e fateli volare!


 
 
 
 
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