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Antica cronaca nera, lo stupro di Pierluigi Farnese

Osservata l'intelligenza vivace di Alessandro, suo primogenito, il nobile Pier Luigi Farnese decideva di fargli impartire l'educazione dai migliori precettori del tempo e quindi di avviarlo alla carriera ecclesiastica; ma nonostante l'impegno degli studi il giovane si concedeva frequenti stravizi e bagordi, era amante soprattutto del vino e delle donne. In prosieguo di anni lo mandava a Firenze, alla corte di Lorenzo il Magnifico, per approfondire l'apprendimento ed incontrare il fior fiore dei rampolli della nobiltà, i futuri papi, cardinali, re, condottieri, artisti e letterati. Tornato a Roma, Alessandro diventava il pupillo del cardinale Rodrigo Borgia, amante di sua sorella Giulia; e da lui, una volta asceso al soglio di Pietro con il nome di Alessandro VI, era nominato prima legato di Viterbo eppoi cardinale. L'alta carica gli permetteva di avere parte attiva negli intrighi dei successivi conclavi. Alessandro tentava più volte una propria candidatura e la cosa gli riusciva soltanto nel 1534; assumeva il nome di Paolo III.
Appena eletto papa, come d'uso provvedeva subito a nominare cardinali due nipoti quattordicenni e, resosi vacante nel frattempo il gonfalonierato della Chiesa, a passare tale carica prestigiosa al diletto Pier Luigi (Roma,1503- Piacenza,1547), primogenito dei quattro figli illegittimi avuti da Silvia Ruffini, gentildonna romana. Era appunto quale capitano della Chiesa che, iniziato un viaggio attraverso lo Stato Pontificio per effettuare la ricognizione delle fortezze, Pier Luigi Farnese faceva sosta nella città di Fano e compiva uno degli atti più squallidi e meschini della sua vita di condottiero. I contemporanei hanno tramandato numerose notizie della sua smoderata sessualità e delle sue tendenze omosessuali, seppure non rifiutasse rapporti con le donne - peraltro aveva moglie e figli legittimi - ma il cosiddetto “oltraggio di Fano”, reso noto da Benedetto Varchi nel libro Storia fiorentina (1858), lo marchia della più spregevole infamità. Racconta infatti che il “bastardo del papa”, così lo chiamavano con disprezzo, mentre andava per i possedimenti della Chiesa stuprando per amore o per forza quanti giovani gli piacessero (sicuro dell'impunità per la parentela che aveva) una volta arrivato a Fano ed ossequiato dal ventiquattrenne vescovo Cosimo Gheri, gli chiedeva fuor di proposito come “egli si sollazzasse e desse buon tempo con quelle belle donne di Fano”. Imbarazzato, il vescovo rispondeva diplomaticamente che la cosa non lo riguardava e, passando ad altro, esponeva essere importante per la città un suo intervento autorevole atto a riunire e rappacificare le fazioni in cui era divisa. Il giorno dopo, dando ad intendere di voler riconciliare i fanesi, Pier Luigi mandava a chiamare il giovane prelato e rimasti soli in una camera “palpando e stazzonando (palesava apertamente di) voler fare con lui i più disonesti atti che con femmine far si possano”. E siccome il vescovo, ancorché fosse di debolissima costituzione, si difendeva gagliardamente mentre lui era traballante per il “mal franzese”, lo faceva legare dai suoi scagnozzi e tener fermo con “i pugnali ignudi alla gola minacciandolo continuamente se si muoveva di scannarlo”. Forse non sopportando l'umiliazione subìta, oppure avvelenato perché non trapelasse la notizia dello stupro ad un rappresentante della Chiesa, poche settimane dopo il giovane vescovo moriva. Quando anche il famigerato Pier Luigi passava a miglior vita, e non poteva essere in maniera diversa se non assassinato, immaginando il suo arrivo nell'aldilà una satira pungente concludeva: “Vuoi che te lo dica? Quando dalle rive italiane venne a quelle dell'oltretomba, Plutone cominciò a temere per le sue natiche”.

Leon Lorenzo Loreti


 
 
 
 
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