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Aprile 2009 / Lettere e Arti
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Musica dal 'Dna'

Trasporre i segnali che vengono dalla natura su un pentagramma è un esercizio con cui i compositori si cimentano da sempre. L'intermezzo della cavalleria rusticana ne è uno dei simboli, come alcune espressioni sensuali della musica di Puccini o le note potenti di Wagner o l'armonioso virtuosismo di Mozart. E che dire della musica ispirata dalla natura? La Moldava di Smetana descrive il percorso dell'acqua dalla sorgente alla confluenza dell'Elba, con le sue fluide influenze dettate dalla fisicità dell'interazione con le rocce della sorgente, con le anse strette del primo percorso che fa aumentare la velocità dell'acqua, con il diminuire della velocità quando il fiume già ingrossato attraversa i campi ed infine entra trionfalmente a Praga, la magica città dai tetti dorati, dove sembra di vedere Kafka che guarda il fiume dal Ponte Carlo.
Vivaldi ci trasporta in pieno nella natura che cambia con il variare delle stagioni: estate, autunno, inverno e primavera risentono dell'inclinazione dell'asse terrestre e le variazioni di irraggiamento del sole, condizionano la vita delle piante, foglie che crescono e foglie che cadono, che a terra producono un fruscio quando ci si cammina sopra. Così il temporale invernale e il temporale estivo hanno due diversi impatti nell'atmosfera, l'intervallo di tempo fra il fulmine (velocità della luce) e il tuono (velocità del suono) è un indice della distanza del temporale dal punto in cui si trova il soggetto. Tutte queste osservazioni sui suoni della natura hanno indotto Vivaldi a produrre una partitura musicale quasi vicina al suono naturale.
Ma tutti questi passaggi hanno leggi fisiche, chimiche e biologiche che li regolano. Oggi invece si è andati più avanti: gli scienziati, con alcuni musicisti, hanno pensato di mettere note nella sequenza di aminoacidi che si trovano nella molecola del Dna; ma come si possono mettere note ad una sequenza di soli quattro amminoacidi, adenina, guanina, timina e citosina, quando le note sono sette? I musicisti di questa nuova corrente musicale hanno convertito questi amminoacidi in chiave di violino con due note: per l'adenina hanno usato il “do-re”, per la guanina il “mi-fa”, per la timina il “sol-la” e per la citosina il “si-do”. Se le esigenze musicali lo impongono, si sceglie una delle due note, mentre la chiave di basso e il tempo sono affidate alla sensibilità del musicista.
Ma che melodia ne viene fuori? La sequenza di amminoacidi che compongono le file del Dna hanno un andamento quasi uniforme; abbiamo detto quasi, perché ogni individuo ha un suo Dna che lo distingue, tanto è vero che in criminologia lo si usa per la identificazione degli individui, come le impronte del pollice. Sarebbe troppo complicato spiegare come si sintetizza il Dna con le molecole chiamate nucleotidi e come queste si attacchino fra loro. Se pensiamo ad una catena di queste molecole, a questa catena applichiamo note, che genere di suoni ne vengono fuori? La musica è tonale, il tema ricorre sempre perché le catene si ripetono, la chiave musicale sembra esprimere molto più di una musica asettica, biologica, alcune armonie ricordano vagamente Bach, addirittura viene evocato Chopin. Su questa musica dall'infinitamente piccolo, molecolare, si potrebbe fondare una corrente musicale: sinfonie dalle proteine del topo, melodie romantiche da enzimi che producono la vita, e si potrebbe proseguire. Questa potrebbe essere considerata anche una sorta di archeologia biologica in quanto le prime catene proteiche erano piccolissime, un suono che viene dal brodo primordiale, come l'esperimento di Miller. Ma cosa stiamo dicendo? Ritorniamo alla fantasia delle note di Ravel, abbandoniamo le molecole, e sentiamoci le ripetizioni del Bolero.

Gabriele Gerboni


 
 
 
 
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