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Aprile 2009 / Lettere e Arti
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Il Farsetto di Pandolfo III Malatesta


Il Museo Civico di Fano ospita fino al 30 ottobre una mostra esclusiva nella quale sarà possibile ammirare l'unico esemplare di Farsetto giunto praticamente intatto fino ai giorni nostri: “Redire: 1427-2009. Ritorno alla luce”, nella quale sarà esposto il Farsetto di Sigismondo Pandolfo III Malatesta.
Il Signore che resse le terre di Fano nella seconda metà del 1300 e rese la città capitale di un piccolo Stato che confinava addirittura con la Signoria milanese e la Repubblica veneta, usava indossare durante le battaglie un corpetto dalla forma simile a quelle dei moderni giubbotti da motociclista. La sorprendente scoperta si deve allo studio e al restauro del Farsetto, capo d'abbigliamento ritrovato sulla mummia del condottiero e caratterizzato da proprietà ergonomiche che per quel tempo potevano essere considerate “altamente tecnologiche”. Il reperto, unico nel suo genere è stato ritrovato pressoché intatto addosso al corpo mummificato del signore di Fano quando, il 3 giugno del 1995, è stata aperta la sua tomba situata nel loggiato della ex chiesa di San Francesco. Pandolfo III Malatesta lo indossava normalmente sotto l'armatura (e con questo è stato anche sepolto): un capo d'abbigliamento rosso e oro che risulta essere l'unico esemplare al mondo giunto fino ai giorni nostri e, dunque, di un valore inestimabile.
Al recupero dell'oggetto, reso possibile grazie al finanziamento della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici delle Marche di Urbino negli anni 1996-97, hanno lavorato le restauratrici Caludia Kusch e Barbara Santoro, ma la mostra è stata allestita grazie anche ai contributi di Therese Schoenholzer Nichols che ha ricostruito il Farsetto, Elisa Tosi Brandi storica del costume, Antonio Fornaciari archeologo specializzato in paleopatologia ed Anna Falcioni, docente di storia medioevale all'Università di Urbino che ha curato anche i testi storici del catalogo della mostra. L'allestimento, affidato all'azienda “Itaca” di Polverigi e al laboratorio “Linfa” nelle persone di Luigi Cuppone e Raul Sciurpa, è stato studiato per far convivere in armonia le forme e le cromie tipiche del palazzo con la teca che ospiterà il prezioso capo.
E' uscito in contemporanea all'allestimento della mostra, il secondo numero di “Quaderni del Museo”, pubblicazione nata nel 2008 per dare risalto alle attività di recupero del patrimonio artistico cittadino svolte dal Museo Civico Malatestiano. La pubblicazione è divisa in due parti: la prima dedicata al Farsetto di Pandolfo III Malatesta, al suo restauro, alla storia della Signoria di Fano e all'importanza storica delle gesta del condottiero; mentre la seconda è relativa a tutte le attività svolte dal museo nello scorso anno. Scrive Anna Falcioni, docente di storia medievale all'Università di Urbino: “Pandolfo III acquistò dal padre la signoria su Fano perché a quel tempo il potere era dinastico. Fu, dunque, uomo di Stato e a questa attività affiancò quella di condottiero. Possedeva, infatti, un esercito mercenario, con il quale si mise in più occasioni, al servizio delle altre signorie italiane. Sfruttò l'arte della guerra, nella quale eccelleva, facendone una risorsa economica, anzi, forse, la più importante fonte di guadagno. Per questo motivo riuscì a costruire a Fano il porto, la Rocca, e la Corte e a farne una città di particolare interesse politico. Le più importanti campagne che sostenne nel corso della sua vita furono quella contro Brescia e Bergamo per conto dei Visconti tra il 1404 e il 1405 e quella che lo vide combattere gli ungheresi al servizio della Serenissima”.


 
 
 
 
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