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Aprile 2008 / TuttoFano
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Sacrifichiamo alle auto la qualità della vita

Una città a misura d'auto. Una città al passo con la tecnologia e la modernità. Una tecnopoli proiettata sempre più nel futuro della comodità e del permissivismo. Insomma una città sempre più invivibile: la nostra cara Fano. La tendenza al sempre più massiccio uso personale di auto si spiega con un legittimo anelito al benessere, all'indipendenza, alla comodità; anche se poi il benessere si paga con l'aria sempre più irrespirabile. E certi prodotti della moderna tecnologia, soprattutto a quattro ruote e propinati da una pubblicità tambureggiante, diventano idoli ammiccanti; tanto più, quanto più certi strati di popolazione e certe classi dirigenti parlano di settori produttivi, di volano dell'economia, movimentazione del denaro, tecnologia spinta, progresso, sviluppo, crescita. Perché allora porre ostacoli al progresso? L'auto è sempre più testimone di progresso e di raffinatezza tecnologica; è sempre più status symbol, come dimostrano anche i sempre più numerosi Suv che assediano la nostra ex bella città. Perché allora i nostri amministratori dovrebbero dimostrarsi così retrivi da porre freni e limiti all'allegro sciame di sempre più belle ed evolute scatolette fumanti? Perché imbavagliare la libertà di chi vuol muoversi come e dove vuole?
A dire il vero la libertà di ognuno è tale finché non calpesta quella degli altri; e in fatto di libertà e diritti calpestati sul fronte della mobilità fanese tante sono le categorie bistrattate: pedoni, ciclisti, anziani, bambini, studenti, residenti del centro storico, portatori di handicap. Ma queste categorie sono deboli, soprattutto perché scarsamente rappresentate. Perciò, evviva l'auto, dovunque e comunque! Il bus? Un'eventualità estrema: infatti solo a Fano viaggiano quasi vuoti. Mentre il nord della nostra Unione europea e le città gemellate ci danno espliciti esempi di decongestionamento delle arterie viarie, favorendo una mobilità urbana alternativa (con priorità per piste ciclabili, marciapiedi, isole pedonali, bus elettrici, distributori di bici), la nostra cara, bimillenaria, romana città gode di controtendenze e di caos motorizzato. Spieghiamo allora i dettagli di tale controtendenza:
a) progettualità ciclopedonale nulla,
b)
peggioramento dell'esistente (rimozione delle protezioni della ciclabile di via Kennedy, sabotaggio della ciclabile di inizio via Roma, restringimento strettoia di v.le Adriatico, abbandono della ciclabile di via Palazzi, rimozione della ciclabile tra via Colonna e Papiria, apposizione di piazzole-sosta sulla ciclabile alla confluenza di via del Moletto),
c) ignoranza ciclabile nelle nuove opere viarie (mancata pista sul nuovo manto di via Campanella, mancate predisposizioni ed indicazioni di attraversamento su tutte le nuove rotatorie, mancato allargamento della nuova spalletta su ponte Storto),
d) ristagno perpetuo di vecchi progetti (ciclabili di via Papiria, di via Pisacane, della bretella di Fano sud, la Fano/Fosso Sejore, la Fano/Carignano, la Metaurilia/Fano, spalletta su strettoia di via Battisti, marciapiedi urbani e suburbani, chiusura al traffico del centro storico, perdurante assenza di segnaletica orizzontale sulle poche ciclabili esistenti, perdurante insufficienza di rastrelliere).
Nel frattempo per il versante auto si sono aperte praterie parcheggiabili: silos di via Vanvitelli, area ex capannoni carnevale, spiazzo caserma Paolini, razionalizzazione ex foro boario; ciò nonostante sono sorte assurde piazzole sui due lati di inizio via Roma, a prevaricare pedoni e ciclisti e ad azzerare lo scopo di snellimento delle due rotatorie. Perdura l'aggressione motorizzata del centro storico, spesso in barba alla ZTL e con la compiacenza dei vigili; le mura romane hanno sempre più basi metallizzate e multicolori; i marciapiedi (quei pochi) sono un consueto attracco per le auto. Cos'altro fare per l'utenza automobilistica? In questo far west meccanico, chimico, acustico proviamo a calare lo sprovveduto pedone o il claudicante anziano…
Quando certi amministratori fanno ricorrente uso distorto del termine progresso, allora risulterà inutile e risibile anche un grido di protesta come questo; allora c'è solo da aspettarsi un prossimo loro provvedimento: la completa liberalizzazione del traffico in centro storico. Sarebbe un omaggio a Vitruvio!

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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