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San Benedetto, varato il recupero

Il Direttore generale dell'ASUR, il dottor Antonio Aprile, ha presentato nel corso di una conferenza stampa, il progetto per il recupero del complesso del San Benedetto di Corso XI Settembre. Si tratta di un'opera importante sia per l'azienda sanitaria regionale sia per il Comune di Pesaro in quanto il progetto rientra nell'ambiziosa volontà di restituire alla città il monumentale complesso che ospitò l'ospedale psichiatrico. Il dottor Aprile ha sottolineato la volontà di creare una grande sinergia tra ente comunale e azienda sanitaria. E' poi intervenuto il Direttore della Zona Territoriale 1 di Pesaro, il dottor Angelino Guidi,  illustrando in dettaglio i contenuti del progetto. In particolare la struttura ospiterà il distretto sanitario, ora in Via XI Febbraio con l'attività specialistica, il servizio vaccinazioni, la farmaceutica, la diabetologia, l'ufficio scelta e revoca del medico, la cassa e l'Ufficio prenotazioni, nonché il servizio di medicina dello sport e il Day service farmacologico; sarà ospitato anche il dipartimento di prevenzione ora in Via Nitti  compreso il Servizio di Tossicodipendenza, gli uffici amministrativi  della Direzione di Zona di Palazzo Ricci. Il complesso diventerà una struttura sanitaria polifunzionale al servizio del cittadino. Si faciliteranno le modalità di accesso che diventeranno più snelle e leggere per la fruizione dei servizi sanitari che, accorpati, costituiranno un accesso unico con un minor dispendio di tempo e di attesa. Si tratta in sostanza di realizzare uno sportello della salute unico che integrato con i servizi sociali risponderà in modo esaustivo e razionale ai bisogni della salute della collettività pesarese e dei comuni afferenti all'ambito territoriale.
Sarà anche un corridoio di apertura e di comunicazione che, iniziando dal Corso e passando attraverso le parti del San Benedetto, si collegherà con la Biblioteca San Giovanni. Le caratteristiche del complesso sono tali da non chiudere il San Benedetto in un sistema sanitario unico,  ma di integrarlo nel contesto della città riservando una parte al terziario artigianale, ad appartamenti e uffici. L'operazione di restauro  aggiunge valore al centro storico e diventerà patrimonio di tutta la collettività pesarese.


La valorizzazione del “polo verde”

Quello del San Benedetto, ex manicomio, è un progetto che ha un obiettivo ambizioso: il recupero strutturale e funzionale del complesso nell'ambito della riqualificazione del “polo verde” costituito dal San Benedetto, dal San Giovanni, dagli Orti Giuli, da Porta Rimini e dall'area verde tra le mura ed il Viale della Liberazione. Si tratta di una delle strutture più importanti della città, rimasta per molti anni in uno stato di abbandono e che necessita di recupero.
Il progetto, realizzato grazie alla forte collaborazione e sinergia tra Amministrazione comunale ed Asur, proprietaria dell'immobile, aggiungerà grande valore al centro storico, in termini di vivacità, qualità e arredo urbano. L'intervento sarà estremamente interessante in quanto il Piano regolatore di Pesaro prevede un piano particolareggiato per l'intera zona e consente di restaurare la struttura, che è di grandi dimensioni, e di recuperare gli edifici di Via Mammolabella e l'ex lavanderia (il Parchetto) che sarà restituito a struttura pubblica e diventerà un'importante cerniera di collegamento con la Biblioteca San Giovanni.
Il restauro del San Benedetto metterà in moto un processo “ad effetto domino”: il recupero di questa struttura infatti permetterà  di liberare Palazzo Ricci, attuale sede dell'Asur, che potrebbe così diventare uno spazio da dedicare alla Fondazione Rossini, ora un po' sacrificata, e soprattutto al Conservatorio.
Le destinazioni urbanistiche possibili della struttura da recuperare sono varie: servizi, terziario e residenza. 
Con l'Azienda sanitaria abbiamo condotto degli studi di fattibilità, che ovviamente contemplano le necessità dell'azienda sanitaria: 5.000 mq di uffici, ambulatori e servizi. Avviare questo processo significa poter intervenire in maniera unitaria, sistemare tutti gli immobili, realizzare un parco pubblico e garage sotterranei. Saranno attuati tre processi paralleli: il piano particolareggiato che spetterà al Consiglio comunale, il progetto esecutivo della parte pubblica ad opera dell'Azienda sanitaria e la richiesta di alienazione sul progetto di restauro che riguarda la parte che si affaccia su Corso XI Settembre. I tre stadi dovranno marciare di pari passo per procedere in tempi rapidi alla realizzazione del progetto.

Luca Ceriscioli
Sindaco di Pesaro


La storia urbana e la storia architettonica

Il sedime dell'attuale complesso dell'Ospedale di San Benedetto si estende lungo una delle aree perimetrali di maggiore interesse storico ambientale di Pesaro. L'area si colloca nel quadrante ovest della città, inglobata all'interno dell'ampliazione pentagonale delle mura roveresche promossa nel XVI secolo (1529-1547) da Francesco Maria I, nei pressi del Baluardo del Belvedere e prospiciente all'antica Porta del Ponte (attuale Porta Rimini). Sul terreno era stato creato, dopo il 1521, il "Parchetto" ducale come uno dei luoghi di delizie del Duca di Urbino, che lo volle a celebrazione della riconquista del suo perduto ducato. Al suo interno, in un contesto ambientale di giardini, peschiere e finti ruderi l'architetto Girolamo Genga costruì "una casa che rappresentando una ruina è cosa molto bella a vedere", come riporta il Vasari già nel 1550 nelle sue Vite, e come Vite, e come illustrato nella nota e primigenia veduta a volo d'uccello incisa da Georg Hoefnagl "Pisaurum vulgo Pezaro" (1572 ca.).
Il prestigioso edificio ospitò più volte il poeta Torquato Tasso nei consueti conviti letterali promossi dalla corte roveresca. Francesco Maria II vi fece poi realizzare nel 1583, dall'architetto ducale Girolamo Arduini, un complesso di giardini ad aiuole di verzura, con scale, fontane, arricchito da statue, nella parte in piano del lotto, quella a nord. Il complesso è efficacemente illustrato - ed abbellito con gusto cortese rispetto al suo stato reale d'allora - in una tavola disegnata da Francesco Mingucci nel 1626 presso la Biblioteca Vaticana (Ms. Barb. Lat, 4434), dedicato ad Urbano VIII Barberini. Lo stato reale del sito è invece riscontrabile in un altro disegno autografo di rilievo dello stesso Mingucci, del 1626 ca. (Archivio di Stato di Firenze). […]
Nella seconda metà del XVIII secolo le proprietà pesaresi dei Medici-Lorena vennero acquistate dalla famiglia papale degli Albani, incluso il lotto del Parchetto ducale. La situazione dell'area al 1663 è ben visibile in una realistica ed efficace veduta incisa da Johann J. Blaeu che mostra anche la via che - entrando in città direttamente dalla Porta del Ponte (Rimini) - tagliava a metà il sedime, col Parchetto a sud e i lotti di povere case residenziali a nord. La nuova configurazione è anche visibile nella planimetria incisa da Vincenzo Coronelli nel 1697 dove sul lotto nord compare l'edificio conventuale costruito dopo il 1633 dai Padri Carmelitani (il Convento del Carmine Nuovo) con l'annessa Chiesa del Carmine, situata sullo spigolo nord-est del lotto.
Il complesso carmelitano verrà espropriato dai napoleonici nel 1811 ed infine abbattuto nel 1827 per far posto al nuovo Ospedale dei Pazzi di S.Benedetto. Fu appunto il cardinale Benedetto Cappelletti, Delegato Apostolico della Provincia pesarese (1823-29) per conto di Pio VII, a promuovere l'istituzione di una moderna struttura adibita alla ospitalità e cura dei malati di mente, branca allora poco considerata dalla medicina ufficiale ma resa ineludibile dal preoccupante aumento del fenomeno a scala sociale. Il Delegato, nel gennaio del 1824, presentò alla Congregazione del Buon Governo romana un progetto fatto redigere dall'ing. Angelo Pistocchi per l'erezione del complesso e, ottenutone l'assenso, nel settembre stesso acquistò l'intera area del vecchio convento carmelitano, area individuata come adeguatamente salubre e tranquilla per lo scopo sanitario prefissato.
L'edificio, denominato Ospizio di San Benedetto, venne concluso il 1° gennaio 1828 sotto Leone XII, come declamato nell'epigrafe nel portico d'ingresso. Esso poteva accogliere una sessantina di degenti d'ambo i sessi, disposti in bracci allineati su due cortili che coprivano la metà occidentale della testata nord del lotto per circa 80 metri, prospiciente la Porta Rimini; mentre il lato corto (35 metri ca.) confinava a sud con la strada traversa (Strada del Parchetto) che usciva dalla Porta Rimini e lo separava dal lotto dell'antico giardino del Parchetto, una strada longitudinale nord-sud (Vicolo del Sesino) divideva il lotto settentrionale: ad ovest l'ospedale e ad est l'antica schiera seicentesca di abitazioni. […]
Nel 1858 si registra il definitivo progetto di complessiva ristrutturazione ed ampliamento del complesso di San Benedetto su progetto dell'ingegnere fiorentino Giuseppe Cappellini che porterà l'ospedale ad una capienza di ben 300 degenti: fu un progetto esemplare per l'epoca al punto di essere mostrato all'Esposizione Universale di Parigi del 1867.
Nella rifondazione verrà ampliato ed unificato il fronte nord del complesso con un nuovo prospetto porticato al centro, ad occupare completamente quel lato del lotto (prospiciente l'attuale Corso XI Settembre) da Via Mammolabella alla Via Belvedere; le due maniche lunghe su queste due vie vennero sopraelevate di un piano; due nuovi chiostri rettangolari articoleranno i nuovi edifici dalla mezzeria verso il fronte orientale, qui verrà ricostruita una nuova cappella dopo la definitiva demolizione della chiesetta del Carmine sulla Strada del Belvedere; un nuovo edificio, adibito a Lavanderia, verrà edificato (1858) nel triangolo terminale a sud dell'area del Parchetto.
I lavori proseguirono a lungo, sino al 1871, nel quale anno assumerà la direzione dell'ospedale il noto psichiatra Cesare Lombroso il quale trasformò l'Ospedale di San Benedetto in uno dei più avanzati laboratori di clinica psichiatrica e di antropologia criminale. Agli inizi del XX secolo venne edificata la manica di aule ad un solo piano lungo il lato orientale perimetrale del giardino del Parchetto, volute dal direttore Michetti; successivamente vennero realizzate sul fronte meridionale del complesso, verso il giardino, due corpi avanzati per ospitare dei nuovi laboratori artigiani.
La storia successiva dell'ospedale è storia di superfetazioni e rimaneggiamenti, non certo migliorativi dell'immagine architettonica del complesso, che ebbero la loro conclusione con la chiusura definitiva della prestigiosa istituzione pubblica nel 1975, a seguito della Legge Basaglia.


 


 
 
 
 
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