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Aprile 2005 / Lettere e Arti
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Questioni di lingua:
Il balletto degli accenti (2)

Suscita interesse la tematica dell'accento, stando almeno ai numerosi quesiti che hanno preso spunto dalla rubrica pubblicata nello Specchio dello scorso mese. Vediamo altri casi.

Accento acuto o grave?

E' buona regola indicare con l'accento acuto la “e” e la “o” chiuse (né, sé, perché, affinché, benché, cómpito, ancóra…), e con l'accento grave il suono aperto delle stesse vocali (caffè, tè, portò,…) e i tre casi (a, i, u) in cui non si può distinguere il diverso grado di apertura (là, lì, più…). Sicché lo schema più comune è: à, ì, ù, é,/è, ó/ò. Ma c'è chi, per semplificare, usa un solo accento, quello grave, anche sulla “e” e sulla “o” chiuse. E' un errore, ma c'è di peggio!

Si scrive “sé stesso” o “se stesso”?

Le vecchie grammatiche sconsigliavano di accentare il pronome quando questo è seguito dai rafforzativi “stesso” e “medesimo”, poiché in questo caso non c'è possibilità di confusione con la congiunzione omografa “se”. Comunque la grafia “se stesso” è oggi preponderante in ogni genere di testo scritto.

Qual è la grafia dell'imperativo (2^ persona) dei verbi dare, fare, stare, andare?

Le forme originarie, in continuità con le basi latine, erano da, fa, sta, cui si aggiunse va (lat. “vade”, pop. “vae”), modellato su quelle per analogia. Senonché  nel fiorentino di fine Ottocento tali forme furono sostituite dalle voci corrispondenti dell'indicativo: dai, fai, stai, vai, e, più tardi, secondo la tendenza toscana a ridurre il dittongo “ai” alla prima componente, da', fa', sta', va', in cui l'apostrofo indica l'avvenuto troncamento. Nell'uso scritto novecentesco si alternano dunque queste tre soluzioni, tutte peraltro ugualmente corrette. Reca l'apostrofo anche di', imperativo di dire (troncamento da “dici”).

Alcuni accentano “dò, dài, dànno” (indicativo di “dare”) perché non si confondano con do (nota musicale), dai (preposizione articolata), danno (sostantivo). Conviene imitarli?

Sono forme poco comuni. Evidentemente quella precauzione viene avvertita dai più come superflua.

Su richiede l'accento?

No. Lo richiedono però i suoi composti (quassù, lassù), come tutti quelli formati da monosillabi terminanti in vocale che da soli lo rifiutano: re-viceré, tre-ventitré, gru-autogrù, sci-portascì, blu-rossoblù…

Si accenta fu?

No. Attenzione anche ad evitare l'accento su altre forme verbali: fa, va, so, sa, sto, sta (tutti presente indicativo). Va invece accentato dà (indicativo di dare), per distinguerlo dalla preposizione omografa.

Alfredo Prologo


 


 
 
 
 
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Lo Specchio della Città - periodico per la Provincia di Pesaro e Urbino - Redazione: tel. 0721/67511 - fax.0721/30668 - E-mail:info@lospecchiodellacitta.it

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