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Filippo Terzi, grande architetto del 1500

Fossombrone, Palazzo comunale.

Quella fredda mattina di marzo del 1576 Filippo cavalcava lentamente sulla spiaggia verso Fano, trascinando i pochi bagagli e i suoi preziosi strumenti da disegno sulla groppa del mulo legato al cavallo. Ogni tanto si volgeva a dare un ultimo sguardo alla sua città, di cui vedeva ormai solo il profilo, ancora in ombra, del San Bartolo. Albeggiava e l'aspettavano due giorni di viaggio per raggiungere Roma. Non c'era da essere allegri, ma era l'unica soluzione per evitare l'esilio e forse anche il carcere che aveva da poco assaggiato nei sotterranei della Rocca. Amara sorte per un uomo onesto e laborioso come lui. L'avere aiutato il figlio Alfonso, cosa normale per un padre, l'unico maschio anche se violento e prepotente, non doveva costringerlo a lasciare Pesaro, la moglie e l'ottimo incarico di  architetto ducale al servizio di Guidubaldo II Della Rovere. Ma ormai il suo destino era segnato e, a 56 anni, la vita gli avrebbe riservato nuove dolorose esperienze ma anche la meritata celebrità in altri lidi.
Filippo Terzi nacque a Bologna nel 1520, figlio di Bartolomeo, un bravo orologiaio che, attorno al 1530 si trasferì con la famiglia a Pesaro, città che aveva una certa notorietà nel campo degli strumenti meccanici di precisione, allora settore dell'orologeria. Come altri giovani cavalieri pesaresi dell'epoca, Filippo studiò matematica ed architettura divenendo allievo di Federico Commandino, di Girolamo Genga e di Ranieri Del Monte. E proprio Federico Del Monte, figlio di Ranieri e fratello del più celebre matematico Guidubaldo, attentò alla vita di Alfonso. Una lettera, del 9 agosto 1574, ora all'Oliveriana, ci informa che “il sig. Federico figlio del sig.re Raniero del Monte, assieme a Camillo Mazzoleni, sparò un'archibugiata ad un braccio il giorno avanti a messer Alfonso, figlio di messer Filippo Terzi a Fonte Magnana, che era disarmato, e poi tutti doi diedero cinque o sei ferite al medesimo il quale non aveva che la sola spada ed aveva inviate le sue donne verso la Possessione, quando erano comparsi coloro a cavallo”.
In effetti Alfonso era sempre stato uno spendaccione, incline alle feste e al gioco delle carte, e nel febbraio del 1576, per lui Filippo pagò una multa di 100 scudi (circa 25 mila euro di oggi) e rischiò il carcere tanto che dovette rifugiarsi a chiedere asilo nel convento di S. Domenico, poi, aiutato dal vescovo di Cagli, Paolo Mario Della Rovere,  lasciò nottetempo la città.
Oggi Pesaro si ricorda di Filippo solo con “via Filippo Terzi”, una stradetta di pochi metri a Muraglia. Poca cosa per questo pesarese, dapprima architetto del duca e, in seguito, ingegnere del re di Portogallo e considerato il più grande architetto rinascimentale di quel paese. Nella prima parte della sua vita, a Pesaro, progettò la nuova piazza grande con la cortina del palazzo della Paggeria (è incompiuto ed oggi noto come palazzo Baviera), le stalle ducali o Cavallerizza per i cento cavalli del Duca (ora teatro Rossini), gli altari della beata Felice e Michelina nella chiesa del Corpus Domini e le tombe di Guidubaldo II e della moglie Vittoria Farnese, oggi in Sant'Ubaldo. Il Terzi lavorò poi, collaboratore di Bartolomeo Genga, a Villa Miralfiore, curò il progetto del centro urbano di Barchi, progettò l'abitato e il campanile di Orciano. il palazzo comunale di Fossombrone, la chiesa fanese della Madonna della Piazza, intervenne al palazzo ducale di Urbino e alla fortezza Albornoz, modificò la fortezza di Senigallia.
A Roma riuscì ad entrare al servizio del pontefice, ma fu uno dei tanti architetti della corte papale. L'anno seguente, il 1577, il colpo di fortuna: il re Sebastiano del Portogallo lo chiamò come architetto militare a Lisbona dove, come in altre importanti città portoghesi, realizzò numerosi palazzi, chiese e fortezze, diventando il più noto ingegnere del momento e contribuendo decisamente al rinnovo dell'architettura lusitana secondo il linguaggio del manierismo rinascimentale. Il contratto d'ingaggio gli assicurava 500 ducati all'anno più un ducato per ogni giorno di lavoro ed una dote speciale per la famiglia rimasta a Pesaro.
In Portogallo Filippo Terzi lavorò intensamente, mettendo a frutto quello che aveva imparato a Pesaro da Sebastiano Serlio e da Girolamo Genga,  dalle opere del Laurana a Urbino e dell'Alberti a Rimini, da quelle di Bramante e Raffaello a Roma. Non fu un “pantofolaio” e non stette solo al tavolo da disegno. Nominato capitano d'artiglieria nella guerra per la conquista del Marocco, che re Sebastiano si prefiggeva (che idea!) di convertire al cristianesimo, si trovò il 4 agosto 1578 nel bel mezzo della battaglia di Alcácer Quibir, dove fu ferito e fatto prigioniero dai Mori. Il re stesso morì nella cruenta battaglia e Filippo fu costretto a servire il sultano. Riuscì poi ad evadere fortunosamente da Tetuan e, aiutato da due mori, arrivò sulla costa mediterranea nella città spagnola di Ceuta, miracolosamente come egli disse, grazie alla intercessione delle beate pesaresi Serafina e Felice. Nel 1580 il Portogallo tornò nella diretta giurisdizione della corona di Spagna e il nostro Filippo fu nominato da Filippo II architetto generale e ingegnere capo del regno e concluse la vita famoso e rispettato morendo a Lisbona nel 1597. A Lisbona nel 1594 aveva aperto la prima scuola di architettura del Portogallo e ne fu il primo professore ufficiale. Per gli studenti scrisse un manuale di architettura “Studi sulla embadometria, stereometria e sugli ordini architettonici”, mai pubblicato a stampa, di cui rimangono 16 fogli manoscritti (codice 12956) ora conservati alla Biblioteca nazionale di Lisbona che se ne vanta avendolo messo in Internet tra i suoi “Tesori”.

Luciano Baffioni Venturi

 


 
 
 
 
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