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Sportivi all'occhiello:
Agostino Ercolessi

Aprile 2002
UN CAMPIONE DI ACQUA E DI TERRA

Nella parata storica dei personaggi sportivi pesaresi, Agostino Ercolessi è stato, e rimarrà, una pietra miliare, pur nella brevità della sua storia agonistica. Nato al porto nel dicembre del 1923, fu inevitabilmente permeato da quel circoscritto e genuino spirito "portolotto" e "quartierista" tipico delle nostre città. Con i suoi coetanei giocava sulle banchine e a cavalcioni sui barconi da pesca ormeggiati; ed era "obbligatorio" con quei compagni dimostrare di saper nuotare,... anche perché i babbi del porto allora gettavano i propri figli (legati con una fune) in acqua da una "palata", con quella tradizionale e pur semplicistica scuola di nuoto: "o nuotavi, oppure… nuotavi!". Così, mentre nuotava da palata a palata, conobbe "Gabanìn", Gianni Patrignani, già olimpionico nel '24 a Parigi con avversari famosi (tra cui quel Weismüller, poi Tarzan nei film) e che aveva introdotto a Pesaro il nuovo stile "crawl", ben più redditizio ed idrodinamico del precedente stile "a braccetto marinaro", nato da semplice necessità naturale.

Dal nuoto all'atletica

Il giovane Agostino cominciò con quell'aiuto tecnico ad allenarsi in vista di qualche gara per i campionati nazionali della GIL e dell'Opera Balilla. Le distanze erano misurate tra le palate del porto (circa 43 metri), dove non era infrequente urtare con la testa la fiancata di qualche barcone a vela di passaggio; qualche volta per allungare il tiro si nuotava dal porto fino al moletto di levante e ritorno. A livello giovanile, grazie ad Ercolessi ed ai vari Patrignani Washington e Marco, Diotallevi Enzo e Aristide, Filippetti Arturo, Savi Italo, Bocchini Luigi, Gennari Riccardo, Alberto e Amelio, la squadra pesarese andava affermandosi fino ad entrare nelle migliori in Italia (fra gli anni ‘30 e ‘40). Nel nuoto i risultati di Ercolessi furono: onorevoli piazzamenti ad alcune finali dei Campionati Italiani; vittoria in una "Porto Corsini-Ravenna" (12 chilometri in mare, nel '41); vittoria nei 400 stile libero ai Campionati Italiani dei Vigili del Fuoco (durante il passaggio del fronte era utile, per la "pagnotta", iscriversi nel Corpo Volontari dei Vigili del Fuoco); 12° a Guastalla in una traversata del Po con forte corrente, gara vinta dal compagno Enzo Diotallevi e vittoria a punti per la squadra pesarese; un miglior tempo personale sui 400 stile libero di 5'40" (irrisorio oggi, apprezzabile allora).
In quei tempi pochi giovani potevano permettersi il lusso di studiare e quei pochi, non dovendo lavorare, potevano assaggiare le discipline sportive più alla portata: nuoto, calcio, pallacanestro, pattinaggio, canottaggio, atletica. Ad Ercolessi l'atletica passò sotto il naso per caso. Infatti uno strano giorno del '41 un'amica della sorella lasciò in casa un suo paio di scarpe chiodate (con quegli enormi chiodoni di allora). Dato che la misura era compatibile coi piedi di Agostino, questi, stuzzicato da interesse e fantasia, chiese di poterci fare un giro alla pista del "Benelli". Si accorse che la cosa "faceva" per lui, giovane dalle caratteristiche resistenti-veloci. Eccolo passare dai 400 stile libero ai 400 piani. Alceo Moretti, allenatore di atletica, lo notò subito e cominciò ad allenarlo. Ma non fu facile; il giovane Agostino doveva far conciliare l'atletica prima con gli studi universitari e poi anche col provvisorio impiego all'assistenza post-bellica; gli orari e le condizioni di allenamento erano proibitivi, sotto il sole del meriggio estivo e con la polvere della pista fatta con la carbonella degli scarti di fonderia.
Era finito il buio (anche sportivo) del conflitto; Ercolessi aveva ormai fatto la sua scelta sportiva, perfezionandosi in quella specialità atletica (i 400 metri) che, per caratteristiche bio-fisiologiche (produzione di acido lattico e frequenza cardiaca quasi al massimo), risulta tra le più proibitive da praticare. Iniziò la sua attività federale nel 1946 con una netta impronta: vittoria ai Campionati nazionali universitari a Firenze, vittoria nel campionato Regionale, vittoria ai Campionati Nazionali di terza serie a Firenze, vittoria ai Campionati Nazionali di seconda serie a Padova, sempre nei 400 metri.

La maglia azzurra

A Milano (campionati nazionali Assoluti) il "fattaccio" della carriera: dopo una poderosa rimonta, a pochi metri dal traguardo incespicò (forse per una buca della pista) e cadde sul filo di lana, toccandolo per primo; ma i giudici, dopo varie consultazioni e contestazioni, assegnarono la vittoria all'altro concorrente, poiché il corpo del pesarese (contrariamente al regolamento odierno) non aveva oltrepassato completamente la linea del traguardo.
Il 1947 fu l'anno d'oro di Ercolessi: dopo lo scontato titolo regionale, vittoria ai Campionati Nazionali Universitari. Convocato nella rappresentativa universitaria, partecipò ai primi Campionati mondiali universitari del dopoguerra (Parigi): 6° nella finale, ma anche medaglia di bronzo nella staffetta 4x400, con Filiput, Paterlini e Zitelli.
Fu convocato nella rappresentativa azzurra per l'incontro Svizzera-Italia a Zurigo e fu componente della staffetta 4x400.

Tinella dove sei?

1948, anno delle Olimpiadi di Londra: odore e quasi certezza di partecipazione per l'Agostino pesarese. Partecipò ad una convocazione-selezione di probabili olimpici a Milano e rimase in speranzosa attesa. Ma mentre si allenava sulla polverosa "Benelli", in attesa di una logica convocazione, alle sue spalle si tramava un'assurda esclusione; i tecnici milanesi avevano già deciso, preferendo comporre la rappresentativa italiana con mezzofondisti lombardi. Morale: a Londra la staffetta azzurra era comunque in finale ed in lotta per il bronzo, ma tutto saltò perché un frazionista azzurro fu preso da crampi. Per quella mancata affidabilità di tenuta della staffetta (soprattutto nel sostituto Rocca) Gianni Brera all'indomani scrisse sulla "Gazzetta dello Sport": "Tinella (Tino, il pesarese) dove sei?".
Grossa fu la delusione per quella esclusione: rinunce, speranze e sacrifici finalizzati, finiti poi tutti alle ortiche. Sempre in quel '48 Ercolessi vinse un concorso magistrale ed accettò di insegnare nel Montefeltro: ma lì era pressoché impossibile trovare da allenarsi da mezzofondista. Nel 1949 fu contattato ed allettato dalla squadra di atletica di Ascoli; ci pensò, ma si convinse che sarebbe stato troppo scomodo. La professione allora era prioritaria rispetto allo sport; inoltre la laurea in Lettere (che poi gli permise il passaggio a Direttore didattico) avrebbe preteso altro tempo utile. Così, all'apice del rendimento, Pesaro sportiva perse uno dei suoi figli più rappresentativi. Ma Ercolessi non chiuse con lo sport: dal 1952 (dopo una parentesi di assenza atletica) rifondò come presidente ed allenatore la squadra pesarese di atletica, rimanendovi fino agli anni '70 (con la soddisfazione dei vari Martini e Pagnini, anni ‘62-‘64) e lasciando poi il bastone della dirigenza a Lucio Di Domenico.
Agostino Ercolessi è stato uomo di sport, è un riferimento di sport, continuerà ad essere un luminoso faro di sport.

Massimo Ceresani


 
 
 
 
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